Non sono soltanto i bassi salari a spingere i giovani italiani, anche quelli con alta istruzione, a lasciare il Paese.
A pesare – spiega il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta – è soprattutto la ricerca di contesti lavorativi più meritocratici, con contratti stabili, impieghi coerenti con le competenze e percorsi di carriera più dinamici.
In Paesi come la Germania, ricorda Panetta, i salari sono mediamente più alti (fino all’80% in più in alcuni settori), ma soprattutto le carriere risultano più rapide e trasparenti. Conta anche l’attrattività sociale e culturale di altri contesti e la naturale curiosità verso stili di vita diversi.
La mobilità, osserva, può essere un’opportunità di crescita personale e professionale. Ma quando è causata dalle carenze del sistema di partenza diventa una perdita per il Paese: se i giovani formati nelle università italiane non tornano, il danno riguarda l’intera collettività.































