Non passa giorno che io non pensi a quei milioni di Italiani che hanno lasciato la nostra terra in cerca di fortuna o semplicemente di una vita migliore. Quando per lavoro devo viaggiare anche in Paesi del mondo dove meno mi aspetto di incontrare un italiano, mi capita di trovare un ristorante tipico gestito da un vecchio emigrato che si è fermato lì e lì si è costruito casa e lavoro e ha messo su famiglia.
Mi fermo sempre volentieri a riassaporare il gusto del cibo della mia terra e a fare quattro chiacchiere con il padrone di casa; e quando riparto, penso a quell’uomo che ha lasciato i parenti, gli amici e i profumi delle nostre campagne, senza sapere dove andare, parlando solo il suo dialetto e andando incontro a un destino sconosciuto.
Oggi, a distanza di anni che lui racconta essere stati duri e faticosi, oggi, quell’uomo è guardato da tutti con rispetto e ammirazione e soprattutto sa di aver portato l’orgoglio italiano in quella terra. Non era istruito, a malapena forse sapeva scrivere, eppure quell’emigrante ha contribuito a portare nel mondo l’immagine di un popolo tenace e laborioso, che si è saputo rialzare e tornare a correre; e puoi pure venire a sapere che qualche figlio di quegli emigranti è diventato importante e perfino Papa.
Voglio ringraziarvi di cuore, cari conterranei, per quello che avete realizzato, per quello che ci avete insegnato, perché senza il vostro esempio e il vostro coraggio l’Italia sarebbe ancora un Paese in macerie. E voglio dedicarvi alcuni miei semplici pensieri a testimoniare la mia gratitudine.
Sei partito con tutto e niente in quella valigia,
Ci hai messo dentro sogni, speranze e nostalgia.
Più quella nave lasciava il porto, la tua terra,
e più dentro di te cresceva la malinconia.
Hai portato con te il tuo Paese,
le tue radici, i tuoi ricordi.
E lottando per te, hai lottato per Lui e lo hai reso grande.
Rendo omaggio al tuo grande lavoro
al tuo sudore
alla tua voglia di credere nel futuro.
Dentro quella valigia c’era poco e niente
ma da quel niente è risorto un uomo e con quell’uomo un Paese.
Non sei un emigrante,
tu sei un ambasciatore.
































Discussione su questo articolo