di Attilio Fusco
Flavio Bellinato predica l’apartitismo nei Comites, ma quando si tratta di cercare sostegni politici sembra rivolgersi proprio ai partiti. È questa la contraddizione totale.
Nei Comites, dice Flavio, non dovrebbero esserci i partiti. Oggi, però, è alla ricerca di un partito romano.
E’ questa la vera notizia: Bellinato sarebbe stato a Roma alla ricerca di un partito disposto a mettere a disposizione un simbolo per la sua iniziativa.
Proprio così: l’attuale segretario del Comites oggi punterebbe a trovare una sponda politica nella Capitale.
Il nodo Paolo Dussich
Come se non bastasse, nella lista promossa da Bellinato figura anche Paolo Dussich, rappresentante del CTIM ed esponente di estrema destra. Ce lo ricordiamo tutti Dussich in camicia nera e braccio alzato, quando organizzava feste con i suoi camerata in cui era facile trovare simboli chiaramente riconducibili a un estremismo di destra, appunto.
Quella di Dussich è dunque una presenza che apre un evidente interrogativo sulla natura della lista: quanto c’è davvero di civico in un progetto che comprende un esponente riconducibile a una realtà politica, per giunta così radicale? Dov’è la coerenza tra ciò che si proclama pubblicamente e le scelte che si compiono concretamente?
Non si può invocare l’estraneità dei partiti dalla rappresentanza degli italiani all’estero e poi cercarne il sostegno, o accogliere in lista esponenti con precise appartenenze politiche, senza spiegare come si concilino queste scelte con i principi sbandierati.
DUSSICH AL CGIE? OCCASIONE SPRECATA
Dussich, inoltre, è anche membro del Consiglio generale degli italiani all’estero.
Come ItaliaChiamatalia, avevamo salutato la sua nomina con entusiasmo, felici di avere finalmente un rappresentante del CGIE nella zona dell’America Centrale e dei Caraibi. Una casella che era stata eliminata dal Consiglio.
A distanza di tempo, dobbiamo purtroppo considerare la nomina di Dussich come un’occasione sprecata. Ci aspettavamo maggiore protagonismo, ci aspettavamo che si facesse sentire di più, che potesse davvero incidere, tutto a favore della collettività italiana residente in quella zona di mondo. Invece nulla di tutto questo è accaduto.
A livello di servizi consolari, a giudicare da ciò che ci hanno riferito tanti connazionali e che anche il Comites ha messo nero su bianco fino all’altro ieri, poco è cambiato; la qualità della vita degli italiani residenti in RD e più in generale nei Caraibi non sembra infatti essere migliorata davvero.
La speranza è che in futuro la comunità italiana della Repubblica Dominicana possa essere rappresentata, a livello istituzionale, da qualcuno in grado di fare la differenza per davvero.




























