La Blue Economy si conferma uno dei comparti strategici dell’economia italiana e raggiunge dimensioni sempre più rilevanti anche sui mercati internazionali. Secondo il Focus On “Blue economy e nautica” dell’Ufficio Studi SACE, presentato alla vigilia del Salone Nautico di Genova, l’economia del mare genera complessivamente 225 miliardi di euro di valore aggiunto, pari all’11,4% del valore prodotto dall’intera economia italiana.
Un settore che comprende oltre 250mila imprese e dà lavoro a circa 1,13 milioni di persone, con un valore aggiunto diretto di 80 miliardi di euro. Grazie alle interconnessioni con le altre filiere produttive, questo valore arriva a 225 miliardi.
La crescita della Blue Economy risulta inoltre superiore a quella dell’economia nazionale: il valore aggiunto del comparto è aumentato del 3,8%, contro una crescita del 2,1% registrata complessivamente dall’economia italiana.
Nautica italiana, export oltre i 10 miliardi
Uno dei principali motori di questa crescita è rappresentato dalla nautica. Nel 2025 l’export italiano di imbarcazioni ha superato per la prima volta la soglia dei 10 miliardi di euro, segnando un incremento del 40% rispetto all’anno precedente.
La crescita ha interessato i principali segmenti del settore, con la crocieristica e il diporto tra i comparti maggiormente dinamici. L’Italia mantiene inoltre una posizione di leadership internazionale nel mercato dei superyacht, uno dei settori a più alto valore aggiunto e con una forte capacità di proiezione sui mercati esteri.
A trainare le esportazioni è soprattutto il mercato statunitense, che rappresenta la principale destinazione per la nautica italiana e assorbe circa un terzo delle vendite oltreconfine.
Il mare come moltiplicatore di ricchezza
I numeri elaborati da SACE evidenziano come il peso economico del mare non possa essere misurato considerando esclusivamente le attività direttamente legate alla Blue Economy.
Le filiere collegate rappresentano infatti un importante moltiplicatore. Secondo l’analisi, ogni euro prodotto dalla Blue Economy è in grado di attivarne 1,8 nel resto dell’economia nazionale.
Il motivo è la vasta rete di relazioni che collega le attività marittime a numerosi altri settori: dalla manifattura alle costruzioni, dall’energia ai servizi digitali, fino alla formazione, alla ricerca, alla finanza e alla consulenza.
Salone Nautico di Genova, riflettori sull’economia del mare
I dati arrivano alla vigilia del Salone Nautico di Genova, in programma dal 1° ottobre, appuntamento centrale per un comparto che rappresenta una delle eccellenze dell’industria italiana sui mercati internazionali.
La crescita dell’export nautico e il peso complessivo della Blue Economy confermano così la capacità dell’economia del mare di generare valore ben oltre i confini delle attività direttamente legate alla navigazione.
Dalla cantieristica ai superyacht, dalla crocieristica al diporto, il mare si conferma una filiera capace di mettere in connessione industria, servizi, innovazione e competenze, contribuendo in modo significativo alla crescita dell’economia italiana.































