Berlusconi, PdL e Pd sempre più lontani: verso il voto? – di Gabriele Polizzi

La tenuta del governo è sempre più instabile. Dopo la conferma della condanna a Silvio Berlusconi da parte della Cassazione, niente più è come prima. Nemmeno il governo delle larghe intese. I toni, le dichiarazioni, si accendono, e l’aria di campagna elettorale e voto anticipato tira sempre più forte.

Il Pd continua a ribadire che non potrà fare altro che votare la decadenza per il Cavaliere. Nella discussione, già infuocata a livello nazionale, entra anche Antonio Ingroia, presidente di Azione Civile, secondo il quale “nessuna agibilità politica va concessa a chi da sempre antepone i suoi interessi personali ed economici a quelli del Paese”. Dunque, per ciò che riguarda il Cavaliere, Ingroia ai augura “che il Pd mantenga la posizione che ha assunto in questi giorni anche se, troppo spesso negli ultimi tempi, abbiamo assistito a doppi salti mortali da parte della sua dirigenza".

A Ingroia replica subito Maurizio Gasparri, PdL: “Ma Ingroia stia zitto! A lui l’agibilitàpolitica l’hanno negata gli elettori che lo hanno ridotto ai minimi termini. Oggi e’ un lottizzato qualunque che ha pietito un posto di sottogoverno a Crocetta. Come dimostra anche la simile vicenda del fratello del suo ex collega De Magistris, tutti questi finti rivoluzionari finiscono in fila pronti a porgere la gavetta a chi gliela riempie", conclude il vicepresidente del Senato.

Il PdL chiede al Pd di essere ragionevole, di non far fuori Berlusconi. Ma i dem hanno già deciso cosa fare. Tant’è che, anche fra gli esponenti del Partito Democratico, c’è qualcuno che si sta stancando di questo continuo tira e molla: “E’ inutile insistere e ripetere noiosamente le stesse cose”, dice Giorgio Merlo, dirigente nazionale Pd, perché – aggiunge – ormai è chiaro che “Pd e Pdl hanno visioni opposte e alternative su come affrontare e risolvere il ‘caso Berlusconi’. Se ne prenda atto e si metta fine a questa agonia. Dannosa soprattutto per il Paese”. Fare questo, senza tuttavia “dar vita a maggioranze politiche con transfughi, voltagabbana e giuda di turno. Come vorrebbe la deputata del Pd Moretti e qualche suo sodale”.

Cadrà il governo Letta? I partiti dovrebbero pensarci bene. Perché, come dice Raffaele Bonanni, segretario della Cisl, chi fa cadere il governo "la pagherà cara". "La situazione è molto molto difficile – ha aggiunto Bonanni -, va a toccare la carne viva degli italiani. Nessuno si salverà qualora farà cadere il governo, sia con un atteggiamento attivo che passivo".

C’è persino chi sostiene che se Letta andasse a casa, persino Giorgio Napolitano dovrebbe lasciare il Quirinale. Alfonso Bonafede, deputato M5S e vicepresidente della commissione Giustizia, sostiene che le dimissioni del Presidente della Repubblica sarebbero "la conseguenza ovvia se si torna alle elezioni". "Napolitano – aggiunge – ha accettato eccezionalmente un secondo mandato rendendo esplicito che era per garantire che il Paese potesse continuare con un governo di larghe intese. Nel momento in cui l’inciucio crolla, la funzione di Napolitano e l’eccezione rispetto alla prassi – osserva – non avrebbe motivo di esistere. Dovrebbe dimettersi e dar spazio al nuovo Presidente della Repubblica".