La crescita nell’area euro è ancora a rischio e l’inflazione rimarrà bassa per un prolungato periodo di tempo. E’ quanto affermato dal presidente della Bce, Mario Draghi, nella consueta conferenza stampa al termine del Consiglio direttivo di inizio mese. Durante il suo primo incontro del nuovo anno con la stampa e dopo gli auguri al nuovo membro dell’Eurozona, la Lettonia, Draghi ha confermato i tassi d’interesse ai livelli attuali, lo 0,25%. "La nostra politica monetaria rimane accomodante fino a quando sarà necessario, per un esteso periodo di tempo". "Voglio enfatizzarlo con forza – ha ribadito – perché è importante che si sappia che la Banca centrale europea rimane vigile e molto attenta a eventuali peggioramenti della crisi". Insomma, un Draghi pronto a intervenire in qualsiasi momento con tutti gli strumenti a disposizione, qualora fosse necessario. Una circostanza che comunque non dovrebbe presentarsi, considerando gli sviluppi positivi della ripresa economica. In particolare infatti, secondo l’Eurotower, la domanda interna sta mostrando cenni di miglioramento e, per l’anno in corso, potrebbe portare la crescita dell’Eurozona a un incremento intorno all’1,1%. "Nel mese di dicembre – ha spiegato Draghi – gli indicatori macroeconomici hanno visto miglioramenti e nel breve termine ci aspettiamo una ripresa dell’attività produttiva grazie al rafforzamento della fiducia".
La ripresa dell’attività industriale aumenterà poi nel 2015. È comunque ‘prematuro’ sostenere che la crisi europea sia finita: i rischi per quanto riguarda l’outlook economico rimangono infatti al ribasso. "C’è ancora una situazione di incertezza legata a fattori politici, geopolitici, finanziari – ha avvertito Draghi – che potrebbe avere un impatto negativo sulla crescita". Quanto all’inflazione, le pressioni che arrivano sui prezzi al consumo rimangono sotto controllo "per ora e per il prossimo futuro". Draghi ha anche ribadito che non si vedono segni di deflazione e che "non siamo in uno scenario alla giapponese". Ma "le pressioni sui prezzi resteranno sommesse per almeno due anni". Per continuare nel tentativo di ripresa è necessario comunque che i singoli Paesi portino avanti le riforme fiscali. Riforme in grado di dare anche una mano alla disoccupazione che nell’Eurozona "resta elevata". Secondo Draghi, infatti, i necessari aggiustamenti di bilancio continueranno a pesare sull’attività economica. Infine, il presidente della Bce ha parlato della massa monetaria dell’eurozona che rimane forte (al 6,1%) e riflette la grande quantità di liquidità generata dalle ultime mosse della Bce. Una liquidità che però rimane bloccata visto che "le dinamiche sui prestiti sono ancora molto basse". L’auspicio di Draghi è che un "sistema più solido e trasparente" del settore bancario limiterà il cosiddetto credit crunch dando un impulso alla ripresa dell’Eurozona.
































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