Quando il gioco si fa duro… i duri scappano. Gli uomini di tributi non sempre hanno gli attributi e Guglielmo Picchi anziché un capitano coraggioso si è dimostrato un Don Abbondio versione fantasma formaggino, roba che al confronto il suo stretto collaboratore Raffaele Fantetti ci è parso uno statista.
La tragi-commedia della presentazione delle liste ha toccato il suo apice ieri quando per giustificare le esclusioni eccellenti, Guglielmo Picchi ha tirato in ballo veti immaginari, quote da rispettare, arrivando a lamentarsi sulla sua pagina Facebook dello scarso coraggio mostrato dal PdL!
Delle due l’una: o Picchi ci prende per scemi oppure ci fa!
Sapevamo tutti da giorni che Antonio Mastrogiovanni, Rosario Cambiano, Marco Fassio non sarebbero stati candidati: troppo poco fedeli al deputato Picchi e capaci di prendere un numero di voti tale da impensierire i due coordinatori del fu PdL Europa.
Anche l’esclusione di Danilo Benevelli assume il carattere della beffa. Ufficialmente escluso per fare spazio a Massimo Romagnoli, in realtà in grado di portare a casa un bel gruzzolo di preferenze e quindi potenzialmente molto pericoloso per un Picchi in picchiata libera di consensi.
Muoia Sansone con tutti i Filistei. Tutti i candidati capaci di raccogliere più di cento preferenze individuali sono stati considerati troppo pericolosi e quindi eliminati. Non sono riusciti ad eliminare Massimo Romagnoli che mi auguro che a questo punto sappia fare la differenza prendendo le distanze dal duo Picchi&Fantetti e facendo una sua battaglia personale aggregando tutti i delusi del PdL.
Se il PdL piange gli altri non ridono. Il Pd ricandida Micheloni, Narducci e Farina che incassano l’appoggio delle Acli svizzere. Un altro esempio di spudoratezza politica. Completamente inattivo sul caso Giacchetta, incapace di sostenere le vittime e di mettere l’Inca-Cgil con le spalle al muro, il Pd, che candida anche il Presidente del Cgie Elio Carozza al Senato, dimostra di essere il vecchio che avanza, il partito degli apparati, delle strutture opache schierato in difesa dei dinosauri dell’emigrazione. Dimenticavo: nel Pd c’è ancora la pasionaria de noantri, quella Laura Garavini paladina antimafia all’amatriciana. Tanto per far credere che la sinistra abbia le carte in regola per parlare di legalità.
Veniamo a quel colossale pasticcio che è la Lista Monti. Dovevano fare una lista comune alla Camera e al Senato Maie, Fli e Udc: poi, per ragioni misteriose, ma fino ad un certo punto, si è creata, complice un articolo (sicuramente non casuale) del “Fatto”, una rottura tra Fli e Maie, inducendo questi ultimi a correre da soli alla Camera e lasciando di fatto a Fli il monopolio delle candidature nella Lista Monti, vista l’assenza di personalità di Italia Futura.
Contrariamente a Picchi, Aldo Di Biagio che corre al Senato (visto il fallimento di Fli in Italia) nella lista Monti, ha voluto candidati come Caruso e Zaccarini capaci di mobilitare gli elettori e dotati di peso economico. Le elezioni si vincono con i soldi e con i patronati, non certo con le idee.
Chiedere ai rappresentanti della Lista Monti in Europa di presentare un programma assumerebbe un carattere comico. Vediamo comunque se riusciranno a battere il PdL nella corsa al Senato.
Chiudiamo con il Maie. Gianluigi Ferretti ha fatto la sola cosa possibile per preservare decenza e credibilità: ha rifiutato di sottoporsi all’inquisizione di Enrico Bondi, commissario governativo alla spending review a tempo perso, nominato da Monti garante delle candidature delle liste a lui collegate.
Ferretti piuttosto che sottostare ad una simile pagliacciata ha preso armi e bagagli ed ha presentato la lista Maie alla Camera, schierando al suo fianco persone come Carlo Alberto Brusa e Giordano Gardelli, autentiche espressioni di una società civile di cui si parla tanto spesso a sproposito.
Il Maie, al Senato, appoggerà Aldo Di Biagio o Luigi Billé? Non ne sarei così sicuro, ma i giochi sono appena cominciati.
































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