di Gualtier Maldè
Diverse cose si leggono oggi in merito a ciò che è accaduto e sta accadendo in Venezuela e alle azioni degli USA, ma per capire davvero come si sia arrivati all’attuale situazione occorre almeno partire dal periodo della presidenza del generale Marco Perez Jimenez (1952-1958), che prese il potere con un colpo di stato.
In quegli anni vi furono ferree repressioni degli oppositori, ma il Venezuela fu letteralmente trasformato. Non conosco il caso di un altro paese in cui, in un periodo così breve, ci fu tanto sviluppo e furono realizzate tante opere.
Nel Venezuela che conobbi al mio arrivo nel 1976, e cioè quasi vent’anni dopo la cacciata del dittatore, tutto si doveva ancora all’operato di quel governo tanto misconosciuto: le autostrade, gli ospedali, la Città Universitaria, le dighe, gli alberghi, le funivie, le gigantesche modernizzazioni urbanistiche della capitale.
Tuttavia, l’opera straordinaria e fondamentale di Perez Jimenez fu di aprire le porte agli immigrati spagnoli, italiani e portoghesi. Ne arrivarono a centinaia e centinaia di migliaia e contribuirono alla completa trasformazione epocale del Paese.
Grazie alle loro capacità e al lavoro dei nuovi arrivati, furono create e sviluppate industrie in ogni campo della produzione, dell’agricoltura, del commercio.
Parallelamente, con la presenza e l’opera indispensabile delle multinazionali americane, andò sviluppandosi l’industria petrolifera, che verso la fine del secolo scorso era arrivata a produrre quattro milioni di barili al giorno.
Nei cosiddetti “40 anni della democrazia” (1959-1998) i governi dei principali partiti, Acciòn Democratica (di ispirazione socialista) e Copei (democristiano) gestirono con fortune altalenanti un paese che esercitava ancora una forte attrazione in tutto il Sud America. Gli immigrati in cerca di lavoro, che ottenevano con relativa facilità, arrivavano a decine di migliaia dalla Colombia, dal Perù, dal Cile, dall’Argentina.
Ciò nonostante, nel corso degli anni le crisi economiche, la corruzione, la propaganda castrista, portarono prima al tentativo di colpo di stato e poi al governo di Hugo Chavez. Quello fu il giorno in cui si decise il destino infausto del futuro Venezuela.
Il primo atto del neopresidente fu quello di licenziare in diretta televisiva tutto lo staff tecnico e dirigenziale della società petrolifera nazionale Pedevesa. Da allora la produzione è andata inesorabilmente e drasticamente diminuendo.
Lo sfacelo causato nel paese dai governi di Chavez e del suo discepolo ed erede Maduro, lo si può vedere in tanti modi.
Se la corruzione era stato un problema nel periodo democratico, con il nuovo regime diventò una pratica dilagante, paralizzante e quindi distruttiva. E il sistema giudiziario ha perso perfino l’apparenza dell’indipendenza.
Negli anni 70-80-90 non esistevano interruzioni elettriche. Oggi sono molto frequenti anche nella capitale e molto peggio nel resto del Paese. L’acqua corrente a Caracas è razionata e viene erogata per poche ore al giorno, ancora meno nel resto del Venezuela. Nei fatiscenti ospedali pubblici i degenti devono procurarsi per proprio conto le bende e le medicine.
Il costo della vita, venti o trent’anni fa, era molto inferiore a quello dei paesi occidentali. Da vent’anni a questa parte l’inflazione invece è stata inenarrabile. Si è perso il conto di quante volte sono stati tolti tre zeri alla moneta. La battaglia del governo contro il dollaro è stata non una sconfitta, ma una totale disfatta. Oggi tutto è dollarizzato e il costo della vita in certi aspetti è pari o addirittura superiore a quelli americano o europeo.
Nel Paese dollarizzato, la mensilità di un pensionato non arriva a 10$. Ci si domanderà allora come si possa vivere così. Il fatto è che oggi sono diventate fondamentali le rimesse che gli emigrati inviano dagli Usa, dall’Europa, dagli altri Paesi americani.
Dal Venezuela, che una volta attraeva aziende e lavoro, sono dovuti emigrare milioni di persone (si stima siano otto milioni!). Nel Venezuela di oggi tutti devono arrabattarsi per andare avanti. E chi protesta viene represso immediatamente, allo stile cubano.
La repressione degli oppositori è sempre stata inesorabile, sia con Chavez che con Maduro e tutti i principali candidati politici (Ledezma, Lopez, Machado, ecc. ecc.) sono stati via via inabilitati, incarcerati o costretti all’esilio.
Da tempo in Venezuela la grande maggioranza della popolazione sperava e attendeva un aiuto per liberarsi di Maduro, che è stato totalmente incapace di governare. Si è retto sempre e soltanto sulla repressione, esercitata soprattutto dal ministro della Difesa Diosdado Cabello (il vero uomo forte del regime) e dal capo dell’esercito generale Padrino Lopez.
E’ da dubitare che Maduro sia il vero capo del cartello della droga. Ma che abbia causato, a continuazione di Chavez, la rovina del Venezuela è certo e dimostrato.
Tuttavia lasciare oggi come presidente Delcy Rodriguez appare incongruente. Lei è sempre stata una paladina di Chavez, così come suo fratello, Jorge Rodriguez, che è da sempre uno dei principali esponenti del regime. È stato sindaco di Caracas, ministro nel Governo, vice-presidente della Repubblica, presidente del Consiglio Nazionale Elettorale. Attualmente è il presidente dell’Assemblea Nazionale.
Insieme alla sorella Delcy, ha facilitato negli anni la creazione di un’élite di imprenditori amici del regime che si è arricchita, senza che nel Paese sia stata creata una realtà economica che portasse lavoro e un reale vantaggio alla popolazione, la quale si è andata impoverendo inesorabilmente.
Gli indigenti oggi sono in numero molto maggiore rispetto a venti o trent’anni fa. La classe media è praticamente sparita. I ricchi lo sono diventati in modo esponenziale rispetto al passato. Le elezioni durante il regime chavista sono state sempre una farsa, con il completo controllo del governo. Ciò nonostante, è verosimile che Machado, tramite il suo sostituto, abbia vinto le ultime elezioni. Cosa si doveva attendere allora? Quanti altri anni doveva durare il regime?
Proprio non riesco a biasimare l’intervento di Trump. E neppure riesco a impietosirmi più di tanto per le povere guardie presidenziali che sono state uccise. È certamente maggiore il numero dei cittadini ammazzati mentre protestavano e, sofferenza nella sofferenza, sono milioni i venezuelani che hanno dovuto abbandonare il Paese. Famiglie separate e vite da ricostruire: una ingiustizia e un dolore immenso.
Per il futuro i casi sono due. O gli Usa, pensando di debellare il governo togliendo il solo presidente, hanno preso un grande abbaglio. Oppure,
e credo che questo sia il caso, vogliono sfogliare il carciofo foglia a foglia. Se, infatti, avessero arrestato anche altri esponenti del regime (o magari insediato alla presidenza Maria Corina Machado) sarebbe stata possibile una reazione contraria e una chiamata alla sollevazione popolare. Invece, almeno così sembra, la stessa Delcy Rodriguez è rimasta senza parole e forse si sta allineando.
Occorrerà attendere ora le azioni degli altri principali personaggi. Per il momento, è già molto positivo che siano incominciate le scarcerazioni degli oppositori politici.
Un’ultima annotazione. Le affermazioni di coloro che ritengono che la causa delle disgrazie decennali del Venezuela siano le sanzioni comminate dagli USA, sono facilmente confutabili osservando che il Venezuela, anche durante il periodo chavista, ha sempre potuto relazionarsi e intercambiare liberamente con la Cina, l’India, la Russia, l’Iran, i Paesi Europei e gli altri Paesi Latinoamericani. Insomma, la causa della rovina e del fallimento è del regime e dei suoi esponenti. Le sanzioni hanno soltanto evidenziato maggiormente il disastro.































