Gli Stati Uniti tornano a chiedere la liberazione immediata dei prigionieri politici in Venezuela.
Secondo ONG e autorità internazionali, centinaia di persone restano detenute arbitrariamente.
Tra loro almeno 24 italo-venezuelani, definiti “ostaggi” dal ministro degli Esteri Antonio Tajani. L’Italia potrebbe ora guidare un’iniziativa diplomatica europea.
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Cresce la pressione internazionale sul Venezuela per la liberazione dei prigionieri politici ancora detenuti nelle carceri del Paese.
Gli Stati Uniti hanno esortato le autorità di Caracas a rilasciare “immediatamente e senza condizioni” tutte le persone incarcerate per motivi politici, denunciando un sistema giudiziario segnato da detenzioni preventive prolungate, limitazioni al diritto di difesa e tribunali fortemente influenzati dal potere politico.
Secondo l’ambasciatore statunitense Leandro Rizzuto, circa mille persone continuano a essere detenute ingiustamente.
Una stima che trova riscontro nei dati diffusi dall’avvocato Gonzalo Himiob, vicepresidente dell’ONG Foro Penal, e citati dal quotidiano La Ragione. Numeri che smentiscono le rassicurazioni del governo venezuelano: solo 270 persone sarebbero state effettivamente rilasciate, di cui 231 uomini e 40 donne, mentre almeno 800 detenuti restano in carcere in modo arbitrario.
Particolarmente delicata è la situazione dei cittadini europei.
Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha confermato che almeno 24 italo-venezuelani si trovano ancora in prigione, definendo la loro condizione quella di veri e propri “ostaggi”. Una definizione che sottolinea la gravità del caso e il carattere politico delle detenzioni.
Il quotidiano riporta anche la testimonianza di Biagio Pilieri, liberato dopo 498 giorni di prigionia nel carcere dell’Helicoide e in condizioni di salute critiche, pochi giorni prima della scarcerazione degli italiani Alberto Trentini e Luigi Gasperini.
«La semplice privazione della libertà produce un deterioramento fisico e psicologico – ha dichiarato Pilieri – un fenomeno noto come prigionizzazione».
Secondo il Foro Penal, anche per chi ottiene la scarcerazione la libertà resta spesso solo formale: persistono infatti misure cautelari come il divieto di espatrio e di parola, che limitano fortemente i diritti fondamentali degli ex detenuti.
Per l’ONG, l’Italia ha ora l’opportunità di svolgere un ruolo diplomatico centrale: Roma potrebbe guidare un’iniziativa europea per chiedere la liberazione di tutti i prigionieri politici europei, evitando che l’apparato repressivo venezuelano continui ad agire lontano dai riflettori internazionali.































