Nell’inverno del 1965-66 il mio studio alla Giudecca fu oscurato da un passaggio di una enorme “scritta” che scorreva rapida al di fuori delle finestre quadrifore. Era il “nome” di una petroliera che stava transitando e che, a causa del forte vento, si era posta di traverso non riuscendo, nonostante i rimorchiatori, a rimettersi in rotta. La petroliera era completamente “fuori acqua” in quanto, evidentemente vuota – e quindi esposta al vento – (stava andando, a Marghera a riempire le proprie stive) poiche’ in quella zona il canale fa una curva e il vento si incunea tra le rive ostacolando il percorso dei natanti, era stata spinta verso, appunto, l’isola della Giudecca.
Sta di fatto che quella enorme poppa (più alta del palazzo) era passata a qualche metro dalle finestre della mia abitazione. Solo dopo mi resi conto della catastrofe che sarebbe potuta accadere se la poppa di quella petroliera – tra l’altro, di medie proporzioni, piena di gas residui – si fosse incastrata tra quelle case! Fu un’azione abbastanza veloce, in quanto i rimorchiatori – per fortuna esperti -, resisi conto di non riuscire a rimettere in rotta la nave, diventata un enorme muro in balia del vento di traverso, aiutarono l’azione della rotazione della petroliera facendole invertire la rotta per tornare indietro. Tra vento, acqua alta, nubifragio in corso e nuvole basse, poca gente a Venezia si accorse del fatto, in quanto non circolava nessuno. Nemmeno sui quotidiani il giorno dopo apparve la notizia, ma quel giorno, dei trecento metri della larghezza del canale, una buona parte ne fu occupata tra rimorchiatori e navi.
Questo fatto mi torna alla memoria ciclicamente, dopo la disgrazia all’Isola del Giglio, ed oggi a Genova, e mi fa pensare con terrore appunto a quei “palazzoni” galleggianti più alti del Palazzo Ducale che navigano innanzi a San Marco. E se qualcuno di questi mostri va in avaria? E se un responsabile impazzisce? E se capita l’imponderabile (terremoti, anomalie), qual è il costo che Venezia dovrebbe pagare? Le petroliere ora hanno un proprio canale, di Malamocco, che utilizzano al di fuori del Bacino, ma perché non si pensa ad altri canali e soprattutto a forme di turismo differente?
E poi: sulla faccenda dell’arrivo di 5.000 turisti in un solo colpo a Venezia, che comprano i vetrini cinesi e intasano i servizi e le strutture pubbliche con la merenda al sacco, offendendo il decoro della città, c’è da discuterne! Questo non è il “nostro” sano turismo culturale italiano. E’ Venezialand! Ed allora andate a Las Vegas…
































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