Vendiamo tutto. E talvolta, come questa, è solo una questione di debiti. Cediamo i nostri beni storici, ci consegniamo agli stranieri. Puntiamo all’affare, in Italia le cose non vanno più bene da un pezzo. Il futuro fa paura, meglio prendere tutto e subito. Abbiamo perso Telecom, conquistata da Telefonica. Telecom diventa spagnola, peste lo colga a chi sosteneva (e sostiene) che da quelle parti non è che butti bene. Telefonica si è accaparrata Telecom presentando ai soci Telco un’offerta di circa 800 milioni. Certo, non per l’acquisizione dell’intero pacchetto azionario. Telefonica diventa semplicemente azionista di maggioranza relativa con il 46,2%. Piazza Affari, la Borsa di Milano, reagisce immediatamente alla grande: vola il titolo Telecom all’apertura delle contrattazioni, più 4%. Secondo l’accordo raggiunto, a capo di una riunione fiume proseguita nel corso della notte, con Generali e Mediobanca valorizzerà le azioni Telecom a 1,09%. La quotazione odierna di capitale è 0,59 euro Ettore Bernabò, presidente Telecom, prova a ridimensionare la portata della storica operazione. “Telecom non diventa spagnola perché l’operazione riguarda Telco”. Di fatto, la spagnola Telefonica si avvia a controllare Telecom. Perdiamo un altro asset fondamentale, dopo Finmeccanica e Alitalia.
L’Italia, questa povera Italia, paga gli enormi errori di manager super pagati e l’assoluta mancanza di valide strategie di mercato. Si consegna, l’Italia, agli investitori stranieri, ovviamente famelici e impietosi. La nostra situazione economica mette la nostra economia in una condizione di norma perdente. Gravemente perdente. L’Italia viene progressivamente spolpata. Depredata addirittura secondo i commentatori meno accomodanti, che sono poi i più lucidi. Presenza e incisività di Telefonica saliranno fino al 70% del pacchetto azionario con l’ultimo aumento di capitale di 117 milioni di euro. Telefonica ha sottoscritto azioni senza diritto di voto, restando così al 46% fino al termine del 2013. Telecom è comunque spagnola da subito. Al 1° gennaio 2014 gli spagnoli potranno convertire in azioni con diritto di voto, attestandosi fino al 64%. Il superamento del cinquanta per cento, è scritto nell’accordo, causerà una modifica della governante. Il Cda diventerà allora di 10 membri, 5 di nomina italiana e altrettanti spagnoli. Una conduzione bipartisan, proprio il governo attuale delle cosiddette grandi intese. I consiglieri saranno 13. Scenderà a 700 milioni il debito Telco, rifinanziato da Mediobanca e Intesa San Paolo. Ma con il tempo i soci italiani si diluiranno. Diventerà progressivamente meno consistente la presenza italiana: Generali scenderà al 19,32%, Mediobanca e Intesa San Paolo al 7,34, a fronte del 66% di Telefonica. Il secondo aumento di capitale a 117 milioni farà salire gli spagnoli al 70% con l’opzione a loro favore di arrivare al 100%. L’opzione è esercitabile tra il 15 e il 30 giugno 2014 e l’11 e 15 febbraio 2015. A 1,10 le azioni per Telco. La sede di Mediobanca è stata il centro degli incontri. Marco Fossati della Findim il primo a varcarne il portone. Ha il 5% di Teelcom. Poi, il notaio Piergaetano Marchetti, Francesco Gaetano Caltagirone e Gabriele Galateri, vice presidente e presidente delle Generali, per concordare con Alberto Nagel la strategia da adottare. A seguire la riunione degli organi interni. Una lunghissima notte.
Il disimpegno dei soci italiani era nell’aria da tempo. Esplicito Alberto Nagel, consigliere operativo di Mediobanca, nell’ultima conferenza sul futuro di Telecom. “Non metteremo più soldi, il nostro obiettivo è disinvestire”. La quota Telco era stata di fatto svalutata. Anche Generali e Intesa San Paolo avevano spiegato che l’avventura di Telecom era ormai prossima al capolinea. L’accordo, per come è stato concepito e accettato dalle parti, riduce al minimo i rischi derivanti da un’eventuale futura cessione totale a Telefonica. Rischi che comunque sono tuttora presenti, anche in presenza dell’accordo. Telecom resta esposta al rischio di veder ridotta la qualità dei suoi debiti a spazzatura. La futura annunciata vendita di Tim Brasil non risolve i problemi attuali del debito Telecom. I dipendenti Telecom la prenderanno in tasca questa volta? L’area che occupa 12mila dipendenti costa a Telecom il 30% in più rispetto ai servizi acquistati da terzi. L’arrivo di Telefonica potrebbe rimettere in discussione l’annoso problema della separazione dalla rete fissa. Una querelle infinita.
La tristezza è grande, e non solo quella. C’è dell’altro nell’animo dei buoni italiani. E c’è soprattutto la chiara sensazione di una dolorosa sconfitta. L’ennesima di una Paese che non si capisce quando potrà tornare a vincere.
































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