Ilda Boccassini, procuratore aggiunto a Milano, ha chiesto 6 anni di carcere e altri 6 anni di interdizione legale per Silvio Berlusconi, al termine della sua requisitoria nel processo sul caso Ruby. L’articolo 32 del Codice Penale chiarisce che l’interdizione legale si applica per cio’ che concerne ‘la disponibilita’ e l’amministrazione dei beni’ e che, in certi casi, comporta addirittura la sospensione dall’esercizio della patria potestà.
Sara’ pronunciata il 24 giugno la sentenza del processo Ruby che vede imputato il Cavaliere per prostituzione minorile e concussione. Intanto la richiesta della Boccassini fa il giro del mondo: lo sputtanamento internazionale riprende alla grande. “Rubygate: sei anni di prigione chiesti per Berlusconi”: il titolo rimbalza in pochi minuti sulla stampa online mondiale, dallo statunitense Washington Post al tabloid tedesco Bild fino al francese Le Figaro, dove compare come ‘breaking news’. In Germania la notizia e’ anche sulle aperture di Faz e Spiegel mentre in Usa rimbalza su Cnn e Fox News.
Niccolò Ghedini, avvocato di Silvio Berlusconi, parlando con i giornalisti, spiega che le sentenze nei confronti dell’uomo di Arcore non provocheranno problemi alla tenuta del governo. E poi, con riferimento al processo, dichiara: "La richiesta di condanna a sei anni e’ sconnessa dalla realta’ processuale. La Procura ha dato solo indicazioni parziali, senza riscontri".
Per Daniele Capezzone, presidente della commissione Finanze della Camera e coordinatore dei dipartimenti Pdl, “la dottoressa Boccassini ha gettato la maschera. La sua ricostruzione, basata sul ‘non poteva non sapere’, e’ assolutamente fragile, inconsistente, e smentita dall’andamento del processo e dai testimoni-chiave". Per Capezzone “spropositata, assurda e surreale” la richiesta contro il Cav; “è evidente che l’ala militante della magistratura vorrebbe Silvio Berlusconi fuori dalla politica”. “Quanto alla mostruosa macchina scenica messa in campo dall’accusa, essa si rivelera’ presto un boomerang: gli italiani comprendono bene che e’ stato perso tempo, sono stati impiegati uomini e mezzi, oltre che soldi dei cittadini, per colpire un avversario politico, e senza avere trovato nulla di consistente".
Nel frattempo l’opinione pubblica si divide: se per un quarto degli italiani una eventuale condanna potrebbe segnare la fine dell’esperienza politica del Cavaliere, il 23% lo ritiene ininfluente, immaginando che si concluderà senza danneggiare il fondatore del Pdl. La maggioranza assoluta (52%) pensa che il processo appanni l’immagine di Berlusconi, senza però influire sul suo consenso politico.
































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