Silvio Berlusconi nega recisamente l’esistenza di un "salvacondotto", di uno strumento per chiudere con un colpo di spugna i processi a suo carico, che il centrodestra avrebbe tenuto nascosto fino ad ora per lanciarlo sul tavolo del negoziato nel passaggio cruciale per l’elezione del nuovo presidente della Repubblica e perla formazione del governo. "Ormai, a questi patti non credo più. Il mio giudice a Berlino è la Corte di Cassazione", spiega il leader del Pdl in un’intervista a Repubblica. In questi giorni, però, la possibilità dell’amnistia è stata spesso associata all’intesa per il successore di Napolitano. "Ma io – afferma il Cavaliere – è la prima volta che ne sento parlare. E’ un’ipotesi di cui non ho mai discusso con nessuno". Inoltre "l’amnistia è indigesta a tutti. La gente non sarebbe d’accordo. Sarebbe un modo per far arrabbiare ancora di più i cittadini".
Per l’ex premier “il problema oggi è un altro. È l’economia che è a pezzi". "E poi dovrei anche rompere con la Lega. I leghisti sono fermamente contrari a qualsiasi tipo di amnistia".
Nell’intervista Berlusconi parla anche di Quirinale: “La nostra posizione non cambia. Noi siamo disponibili a individuare un presidente della Repubblica che sia di garanzia per tutti e a contribuire alla nascita di un governo in grado di affrontare l’emergenza". Anche un capo dello Stato del Pd? In questi giorni si è fatto il nome dello stesso Bersani anche se il leader democratico si è tirato fuori dalla corsa. "Noi siamo sicuramente pronti a discuterne, ma quando abbiamo parlato con il segretario – lo devo precisare – non è stato fatto alcun nome. Ci hanno detto che ci presenteranno una rosa, quando lo faranno allora decideremo. Al momento non sono in grado di dire altro. Dobbiamo aspettare che ci presentino queste opzioni”. Ma un’intesa su un presidente della Repubblica di centrosinistra deve comportare la nascita di un governo di larghe intese? “Certo, questo è chiaro. Se concordiamo una strada per il Quirinale, anche sull’altro lato dobbiamo trovare un raccordo in un esecutivo di larghe intese, con ministri scelti insieme. Altrimenti niente. Un governo ballerino – continua – sostenuto da qualche gruppetto non avrebbe la forza di assumere i provvedimenti di cui il Paese ha bisogno per salvare l’economia e per trattare in Europa tutto quello che si deve modificare negli accordi dell’Ue. Perche’ la situazione e’ drammatica e nessuno puo’ far finta di niente. Se invece si va appresso ai grillini… e’ sconfortante. Hanno votato un ex comico senza conoscere nessuno di quelli che hanno portato in Parlamento".
































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