Finisce così il desolante teatrino della Presidenza della Repubblica. Con uno stallo giunto alla quinta votazione ed un PD che oltre ad avere tradito la parola data a Silvio Berlusconi, per convergere su un nome ampiamente condiviso come quello di Franco Marini, si sfalda già alla prima votazione con la defezione dei rottamatori e passa la palla all’ex presidente Prodi. Convinti di poterlo eleggere dalla quarta votazione (necessaria maggioranza assoluta e non più relativa, 504 voti) si son visti franare oltre 100 voti “sicuri”.
Con l’opposizione dei renziani su Marini, pareva all’ultima spiaggia il tentativo di ricompattare il partito, di salvaguardare l’unità dei democratici a scapito dell’unità dell’intero Paese. Eppure, non solo non sono riusciti a tenere il movimento omogeneo, ma hanno anche perso la faccia dinanzi a tutto l’elettorato ed al Presidente Napolitano, a cui oggi col cappello in mano son stati costretti tutti i leader dei grandi movimenti a chiedere la disponibilità per un secondo mandato, giusto per non arrivare alla decima votazione con ancora un nulla di fatto. E Napolitano ha detto sì. Per il futuro del Paese si sono rivolti a un signore di 88 (ottantotto) anni…
L’emergenza che dilania l’Italia è davvero allarmante, ogni giorno i dati forniteci dall’Istat, ma anche quelli dati dal nostro polso della situazione, paiono un bollettino di guerra. Mentre i cittadini perdono il lavoro, 1.700 delegati alla regolamentazione della democrazia nostrana, non riescono a trovare qualcuno a cui affidare un contratto a tempo determinato (7 anni) condito di lauti compensi e visibilità internazionale.
La scelta di Prodi, personalmente, la trovo ampiamente sbagliata. E non lo dico peccando di faziosità, però in un momento così convulso della storia repubblicana, con un PD allo stremo delle forze e con una maggioranza inaffidabile, ingestibile e dai margini risicatissimi, non ci si poteva permettere una prova muscolare ricolma di capziosità. La retorica ed i sofismi di Pier Luigi lo han portato a mettere nelle mani della Segreteria Nazionale PD le sue dimissioni, congelate fino a che non si dipanerà l’impasse della più alta carica dello Stato.
Oltre Berlusconi, l’unico vincitore è Matteo Renzi. Il Sindaco di Firenze ha tra le mani il pallino della sinistra italiana, e fa specie immaginare un post comunista alla guida di tanti vecchi arnesi della politica. Lui, diciamocelo francamente, non ha nulla che lo accomuni al partito che lo ospita malvolentieri. Ancora una volta, a pagare le spese di inettitudini, inezie, e beghe puerili sono coloro che hanno più bisogno di una guida, di riforme, di concretezza e programmi per porre un argine al drammatico esangue quadro critico che avvolge le attività sociali e produttive. Fate presto…
Twitter @andrewlorusso
































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