L’Italia non invierà soldati in Groenlandia, nemmeno in occasione dell’esercitazione “Arctic Endurance” che prenderà il via nelle prossime ore e vedrà impegnati militari di Francia, Germania, Svezia e Norvegia.
Un’operazione che servirà a valutare un eventuale rafforzamento della presenza militare nel territorio artico e, al tempo stesso, a lanciare un segnale di deterrenza sul piano geopolitico.
L’esecutivo guidato da Giorgia Meloni ha scelto per ora di sfilarsi. La posizione del governo è contenuta in un articolato dossier che il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani presenterà alla Farnesina.
La linea è chiara: pieno rispetto del diritto internazionale, della sovranità danese e del diritto all’autodeterminazione del popolo groenlandese.
Secondo l’analisi del governo, le principali minacce nell’area non arrivano tanto dall’Occidente quanto da Russia e Cina. In quest’ottica, l’Italia intende rafforzare la cooperazione con Nato e Unione europea, mantenendo però un rapporto saldo anche con gli Stati Uniti.
Il contributo italiano potrebbe tradursi nell’offerta di sistemi satellitari e nella partecipazione a esercitazioni mirate, escludendo però qualsiasi proiezione offensiva.
Sul tema di un’eventuale presenza militare europea, ufficialmente Meloni non ha ancora preso posizione. Tuttavia, secondo il quotidiano, la presenza stabile dei principali Paesi Ue nell’Artico potrebbe diventare una realtà nel prossimo futuro, costringendo anche l’Italia a una scelta politica.
Il dossier della Farnesina delinea comunque una linea di estrema prudenza: cooperazione multilaterale sì, ma nel segno della difesa e del coordinamento.
L’Italia ribadisce il proprio sostegno all’impegno dell’Unione europea per un Artico “pacifico, sostenibile e prospero”, sottolineando come la regione rappresenti anche un territorio europeo. Per questo Roma auspica un ruolo più incisivo dell’Ue, capace di muoversi in un contesto segnato dal confronto geopolitico tra grandi potenze e di mantenere un equilibrio attraverso una maggiore progettualità con i Paesi dell’Artico nordamericano, in particolare Canada e Stati Uniti.
L’approccio italiano viene definito “responsabile, multilaterale e integrato”: niente iniziative unilaterali o aggressive, ma un contributo alla sicurezza e alla difesa della regione artica nel quadro degli impegni Nato e Ue.
Il documento analizza anche il ruolo di Pechino e Mosca, evidenziando che la minaccia principale non è tanto militare quanto legata al controllo delle materie prime critiche. Per questo l’Italia si dice disponibile a partecipare a consorzi europei e transatlantici per l’estrazione e la raffinazione, sostenendo al contempo i meccanismi di monitoraggio degli investimenti in Groenlandia.
Sul piano tecnico-militare, il governo ipotizza una cooperazione sui sistemi satellitari per la sorveglianza marittima e il controllo delle rotte artiche, non escludendo in prospettiva l’eventuale impiego di truppe addestrate a operare in climi rigidi e innevati. Un’ipotesi che, secondo la Farnesina, dovrà comunque restare nell’alveo di una difesa Nato discreta, difensiva e pienamente coordinata.































