Marò italiani all’estero, vergogna italiana – di Roberto Pepe

Stavo per scrivere, sull’affare dei Marò, un feroce atto di accusa contro tutto l’apparato governativo dello Stato Italiano per la mancanza di rispetto dimostrata verso la divisa militare, verso l’organizzazione che, in armi, “dovrebbe” difendere il proprio Stato a costo della propria vita (una nave italiana in acque internazionali è un pezzo di territorio nazionale dovunque), quando mi è pervenuta una sconfortante lettera dal mio amico e commilitone di Accademia Militare, Giorgio Segala, Generale proprio di quel corpo dell’esercito “lagunari” vicino a quello dei Marò della Marina. Egli che abita negli USA, infatti, mi scrive da Houson, nel Veteran’s Day dell’11 novembre 2013:

“Caro Roberto, oggi mi e’ successa una cosa che non avrei mai voluto che succedesse, in quanto italiano e in quanto militare. Un mio amico Generale a tre stelle Americano, nel vedere la notizia dei quattro fucilieri di Marina portati dal Sottosegretario agli Esteri nell’Ambasciata Indiana a Roma per essere interrogati come testimoni in merito ai noti fatti, mi ha fatto questa domanda: ‘Scusa, ma io non conosco come funzionano le procedure in Italia che riguardano il personale militare in servizio in caso di testimonianze, ma i quattro militari non sono servitori dello Stato Italiano e come tale per una testimonianza in merito a eventi accaduti in servizio in acque internazionali non sono competenti le vostre istituzioni giudiziarie militari? Perché nella ambasciata indiana, che rappresenta una sovranità estera, e non presso il vostro JAG, la vostra procura militare? Perché avete demandato la vostra autorità, la vostra sovranità ad un Paese straniero!?’”.

Inizialmente avrei volute spiegare la delicata situazione politica e sociale, oltre che economica, che il nostro Paese sta attraversando, ma poi pensando che è già difficile per noi comprenderla, sono ricorso ad una risposta lapidaria (ed imbarazzate) più appropriata da intendere ad un militare: in questo periodo in Italia si è perso il senso delle Istituzioni, della tutela dei diritti e della sovranità Nazionale. Annaspiamo in mano di pressapochisti e di orecchianti, specie quando gli interessi politici e delle poltrone sono ritenuti più importanti che la credibilità Nazionale. Egli, che mi conosce molto bene per aver lavorato per due anni assieme in Irak, mi ha dato una pacca sulle spalle dicendomi ‘I know, you are a olds (sognatore soldato, in italiano)”.

Sì, sono un sognatore; ero un sognatore quando mi sono arruolato. Continuo ad essere un sognatore. Vogliono negarci anche il diritto di sognare di far parte di un Paese, non ricco, ma almeno credibile e rispettato. Anche questo vogliono negarci. Quello che meraviglia e’ che pochi hanno capito che al processo il primo imputato e’ lo Stato italiano e la vera condanna sarà la non credibilità come stato sovrano.

Queste parole del mio amico Giorgio sono terribilmente sconfortanti, specialmente se espresse lontano dalla propria Patria amata e sottolineate da un intervento “straniero”, indubbiamente al di sopra delle parti e non certamente coinvolto e “stravolto” da una parte politica o dall’altra… La civiltà di un popolo si misura dal “rispetto” del singolo cittadino che riceve all’estero. E dire che proprio noi italici ci presentavamo con alterigia e prosopopea nel vantarci, all’estero, dichiarando: “Civis Romanus sum” e con questo essere giudicati esclusivamente da Roma e non da altri… Lo fece perfino S. Paolo, ma i tempi sono cambiati, e molto!