L’export si conferma uno dei motori dell’economia italiana e la rete diplomatica e consolare può svolgere un ruolo decisivo per consolidare i risultati raggiunti e aprire nuove opportunità sui mercati internazionali.
È questa la tesi sostenuta da Vincenzo De Luca, ambasciatore e of counsel dello studio legale Gianni & Origoni, in un intervento pubblicato su Milano Finanza.
I numeri indicano una crescita significativa: nel 2025 l’Italia ha esportato beni per oltre 640 miliardi di euro, con un aumento del 3,3% rispetto all’anno precedente.
Se l’andamento dei primi mesi del 2026 sarà confermato, con un incremento del 4,6% nei primi sette mesi, il valore complessivo delle esportazioni potrebbe raggiungere la cifra record di 670 miliardi di euro.
Un risultato che rafforzerebbe la posizione internazionale dell’Italia, già salita nel 2025 al quarto posto mondiale tra i Paesi esportatori, superando il Giappone, nonostante sia l’ottava economia del mondo.
La forza delle imprese italiane sui mercati globali
Per De Luca, il successo dell’export italiano nasce soprattutto dalla capacità delle imprese di adattarsi ai cambiamenti, innovare e differenziare la propria offerta.
Gli imprenditori italiani esportano sui mercati globali circa 4.400 tipologie di prodotti, un livello di diversificazione che, secondo l’ambasciatore, supera quello dei concorrenti tedeschi e francesi, entrambi protagonisti del commercio internazionale.
A questa capacità imprenditoriale si è affiancato il rafforzamento del sostegno istituzionale all’internazionalizzazione. In particolare, l’integrazione delle competenze in materia di commercio, promozione del sistema Italia e assistenza alle imprese all’estero all’interno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale ha contribuito a rendere più coordinata l’azione pubblica.
Diplomazia della Crescita, il ruolo strategico della Farnesina
La cosiddetta Diplomazia della Crescita punta a mettere la politica estera al servizio del sistema produttivo nazionale, accompagnando le aziende nella ricerca di nuovi mercati, nelle opportunità di investimento e nella gestione di controversie commerciali.
Secondo De Luca, questo modello offre agli imprenditori strumenti più efficaci per confrontarsi con i governi dei Paesi destinatari delle esportazioni italiane e degli investimenti nazionali.
Un altro passaggio importante riguarda il coordinamento, sotto la supervisione della Farnesina, degli organismi che sostengono le aziende sui mercati internazionali, tra cui SACE, SIMEST e Cassa Depositi e Prestiti. A questo si aggiunge l’integrazione dell’Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane nel Ministero degli Esteri.
L’obiettivo è superare la frammentazione degli interventi e costruire un sistema capace di accompagnare le imprese in modo più efficace, valorizzando la rete diplomatica e consolare italiana nel mondo.
La sfida delle piccole imprese: più sostegno sui territori
Il prossimo passo, evidenzia De Luca, sarà avvicinare ulteriormente il sistema di sostegno all’internazionalizzazione ai territori e alle imprese di dimensioni più contenute.
L’Italia conta oltre 120.000 imprese esportatrici, ma più di un terzo opera in un numero limitato di mercati e lo fa in maniera saltuaria. Un dato che segnala margini di crescita importanti, soprattutto per le aziende che non dispongono di strutture interne dedicate ai mercati esteri.
Rendere più accessibili gli strumenti di accompagnamento, le informazioni sulle opportunità commerciali e l’assistenza istituzionale potrebbe aiutare queste realtà a diversificare i Paesi di destinazione, riducendo la dipendenza da pochi mercati.
La sfida riguarda quindi non soltanto la crescita dei grandi esportatori, ma anche la capacità di coinvolgere una platea più ampia di imprese, valorizzando le specializzazioni produttive dei territori italiani.
Materie prime, energia e sicurezza delle rotte commerciali
La crescita dell’export dovrà fare i conti con un contesto internazionale caratterizzato da incertezza economica, nuove pressioni inflazionistiche e difficoltà nel reperimento delle materie prime a costi sostenibili.
Per De Luca, la politica di internazionalizzazione deve pertanto andare oltre la promozione delle vendite all’estero. Occorre integrare sempre più strettamente la promozione commerciale e degli investimenti con la politica estera italiana e con l’azione svolta in ambito europeo.
Tra le priorità rientrano la sicurezza degli approvvigionamenti energetici, la disponibilità dei materiali critici necessari alla manifattura nazionale e la sicurezza della navigazione, elementi fondamentali per garantire continuità alle catene produttive e commerciali.
Made in Italy, la rete diplomatica come leva di crescita
Il messaggio di De Luca è chiaro: la competitività internazionale dell’Italia dipende dalla capacità di mettere in rete imprese, istituzioni e strumenti finanziari, trasformando le opportunità globali in occasioni concrete di sviluppo.
In questo quadro, la Farnesina e la rete diplomatica e consolare sono chiamate a mantenere un ruolo centrale, sia nell’accompagnamento delle aziende già presenti all’estero sia nell’apertura di nuovi spazi per quelle che intendono internazionalizzarsi.
L’obiettivo è consolidare i risultati dell’export, sostenere gli investimenti e proteggere gli interessi strategici del Paese. Per un’economia come quella italiana, fortemente legata alla manifattura e alle vendite internazionali, la Diplomazia della Crescita rappresenta dunque uno degli strumenti su cui puntare per rafforzare la presenza del Made in Italy nel mondo.






























