Marò italiani all’estero, caso Latorre: venerdì udienza Corte Suprema per rientro

La Corte Suprema tornera’ ad occuparsi domani a New Delhi dell’istanza presentata dal team legale della difesa dei Fucilieri Massimiliano Latorre e Salvatore Girone per ottenere un rientro ‘terapeutico’ in Italia del primo, colpito il 31 agosto da un’ischemia da cui si e’ in gran parte ripreso. L’udienza, che si svolgera’ presso l’aula n.1 con un tribunale di tre giudici presieduto dallo stesso presidente della Corte, R.M. Lodha, ascoltera’ nuovamente, a quanto sembra a fine mattinata locale, la sostanza della richiesta italiana e conoscera’ l’opinione del governo indiano al riguardo. Tale posizione peraltro, con un atteggiamento favorevole e’ gia’ stata anticipata in una conferenza stampa giorni fa dal ministro degli Esteri indiano Sushma Swaraj che ha parlato di non voler ostacolare "una decisione della Corte presa su basi umanitarie".

Ma ieri a sorpresa e’ spuntata una istanza presentata da un avvocato indiano a nome del proprietario del peschereccio St.Antony coinvolto nell’incidente, Freddy Jhon Bosco, in cui si chiede al massimo tribunale indiano di nominare una commissione medica che verifichi le reali condizioni di salute di Latorre. Tale iniziativa, comunque aveva possibilita’ quasi nulle di essere utilizzata nell’udienza perche’ l’ufficio del registro doveva verificarla e approfondirla, con una procedura che in genere dura, senza obiezioni, due o tre giorni.

E’ presumibile il dossier di 70 pagine, con le richieste di esenzione per Latorre di recarsi al commissariato per la firma settimanale e di autorizzazione per lui a rientrare in Italia per "quattro mesi" per curarsi, includa certificati medici degli specialisti del Sir Ganga Ram Hospital che lo hanno avuto in cura per una settimana e di altri neurologi indiani.

Nelle ultime ore lo stesso Bosco ha confermato di avere firmato questa ‘application’ "perche’ voglio che sia chiaro che io sono una delle vittime di questa vicenda, che ho perso un peschereccio che era tutto quello che avevo e che sono di fatto rovinato". Dopo aver ammesso di aver ricevuto per l’incidente 1,7 milioni di rupie (meno di 25.000 euro), ha sottolineato che il mio peschereccio "e’ bloccato da tre anni in custodia del commissariato di polizia di Neendakara. Riaverlo mi costerebbe una fortuna in avvocati". "Ho avuto intanto un secondo figlio", ha proseguito, e "per il prolungarsi di tutta questa vicenda ho dovuto prendere soldi in prestito". "E senza la barca – ha concluso – sono costretto a lavorare come giornaliero, con un reddito attuale al massimo di 20.000 rupie (225 euro) al mese.