La storia dell’emigrazione italiana negli Stati Uniti passa anche attraverso lo sport e le sue grandi figure. Tra queste spicca Lou Carnesecca, allenatore italo-americano diventato una vera icona del basket collegiale, protagonista di un’epoca che ha contribuito a trasformare la NCAA nel circuito più seguito della pallacanestro statunitense.
“L’italiano diventato icona del basket americano di un uomo per bene. Se oggi il college basketball targato Ncaa è il più seguito circuito di pallacanestro degli Stati Uniti – a tal punto che Mike Malone, il coach dei Denver Nuggets campioni Nba nel 2023, ora guida una squadra universitaria – molto lo si deve all’impatto sul gioco e sull’ambiente di Lou Carnesecca.
Educatore e allenatore, italiano e americano, a cavallo di due mondi e svariate generazioni di ragazzi e futuri campioni. Ma soprattutto, un concentrato di simpatia per chiunque l’abbia incontrato sul cammino della sua lunga vita – conclusa quasi da centenario con una simbolica cerimonia funebre alla St. John’s University, nel Queens, dove il coach aveva orchestrato basket nell’arco di quasi mezzo secolo”.
A ripercorrere la sua epopea è Il Foglio, che racconta la carriera di un tecnico capace di innovare profondamente il gioco, insegnando “come stare sul campo, i movimenti basilari”. Carnesecca, scomparso alla fine del 2024, è al centro anche del libro di Lorenzo Mangini, “Lou Carnesecca. Da Pontremoli a New York”.
Le sue origini affondano in Italia: la famiglia era infatti partita da Pontremoli, in Toscana, all’inizio del Novecento, stabilendosi a Manhattan, dove Lou nacque nel 1925. Da lì, un percorso straordinario che lo portò a diventare il “Re del Madison Square Garden”.
“Sempre integerrimo, a tratti visionario – la sua squadra fu la prima a schierare un giocatore afroamericano, Solly Walker, sfidando le barriere razziali già nel 1951. Sul parquet Lou era trascinante, capace di portare i suoi ragazzi a difendere fino all’ultimo pallone anche quando i risultati non arrivavano. Spesso invece sì – per quanto la formazione dei talenti, più dei trofei, resti la vera sfida dell’Ncaa: Carnesecca divenne due volte campione della Big East Conference e nel 1985 sbarcò alle Final Four – la celebre March Madness universitaria -, sempre e rigorosamente sulla panchina di St. John’s. L’unica interruzione, dal 1970 al 1973, fu per allenare gli allora New York Nets, oggi Brooklyn, in Aba: la lega che all’epoca faceva diretta concorrenza all’Nba. Bello, mail brivido del Madison Square Garden sold out quando giocava St. John’s presto divenne un richiamo irresistibile”.
Non solo Stati Uniti: Carnesecca lasciò il segno anche in Italia. “Carnesecca è stato un punto di riferimento anche oltreoceano: c’è la sua mano in quello che passò alla storia come “clinic di Roma”, il corso di formazione tenuto nel 1966 di fronte a centinaia di allenatori italiani, destinato a portare alla modernità il basket tricolore”.
Una figura ponte tra due Paesi e due culture, capace di influenzare generazioni di atleti e tecnici, lasciando un’eredità che va ben oltre i risultati sportivi.































