Vincenzo Arcobelli, consigliere CGIE per gli Stati Uniti e presidente CTIM: cosa pensi dell’idea dell’On. Andrea Di Giuseppe di far votare gli italiani all’estero nei seggi in occasione del referendum?
L’idea di far votare gli italiani all’estero direttamente nei seggi (ad esempio presso Consolati o ambasciate) per i referendum, ma anche in occasione delle elezioni politiche, o dei Comites, in teoria sarebbe l’ideale, ma ha i suoi pro e contro.
Da un lato, potrebbe aumentare la sicurezza e la trasparenza del voto, riducendo rischi di frodi, brogli, o smarrimenti legati al voto per corrispondenza, come evidenziato nei dibattiti anche nelle commissioni parlamentari.
Dall’altro, ritengo che sia impraticabile per molti, specialmente in Paesi vasti come USA, Africa, Asia, Australia, le Americhe, dove le distanze dai consolati possono essere enormi – pensiamo a un italiano in Texas che deve viaggiare centinaia di chilometri.
Questo potrebbe scoraggiare la partecipazione, rendendo il voto meno inclusivo. Aggiungo che non penso che l’amministrazione degli esteri con le attuali risorse a disposizione sia in grado di affrontare in così poco tempo un’operazione così complessa (infatti, l’ipotesi è caduta, ndr). Purtroppo i tempi non lo permettono, ma penso ad un approccio che mantenga opzioni flessibili, magari integrando tecnologia sicura per il voto elettronico in futuro, per bilanciare integrità e accessibilità.
Parlando di voto all’estero, condividi la proposta del sistema misto lanciata da ItaliaChiamaItalia già tempo fa?
Condivido l’idea del sistema misto che combina voto per corrispondenza con possibilità di voto in seggio. Per il voto per corrispondenza concordo con le schede elettorali stampate, con un codice a barre dentro e fuori le buste, e spedite direttamente dalla zecca dello Stato, un sistema più controllato e con costi e spese che comunque rimangono in Italia.
È un compromesso intelligente, il voto per corrispondenza rimane comodo per chi è lontano, mentre i seggi offrono maggiore controllo per chi preferisce o per situazioni ad alto rischio di irregolarità.
In un mondo dove gli italiani all’estero sono sparsi ovunque, se il sistema puramente postale ha mostrato limiti (plichi smarriti o manipolazioni), il voto presso i seggi pur se ideale, sarebbe al momento impraticabile. Il misto potrebbe ridurre brogli senza escludere nessun connazionale dal dovere e diritto di voto.
Come valuti la legge che offre agli italiani nel mondo di poter accedere a una assistenza sanitaria completa in Italia pagando 2mila euro l’anno?
In attesa dell’approvazione definitiva al senato, si deve precisare che i connazionali iscritti all’AIRE, fino a 90 giorni dal loro arrivo in Italia, in casi di emergenza sono assistiti gratuitamente dal SSN.
Con questa nuova proposta il Servizio Sanitario Nazionale teoricamente dovrebbe avere più entrate. La ritengo un’opzione valida per coloro che visitano spesso l’Italia per vacanza e per cure mediche, ma migliorabile con tariffe progressive. Altrimenti, esistono polizze private probabilmente più convenienti.
Si parla da anni anche di riforma di Comites e CGIE, ma finora nulla. Alla lunga, questo continuo rimandare non rischia di stancare l’elettorato e soprattutto di far apparire Comites e Consiglio come organi autoreferenziale e inconcludenti?
Sì, sono d’accordo. Purtroppo, i continui ritardi nella riforma di Comites e CGIE rischiano di stancare l’elettorato e far apparire questi organismi autoreferenziali e inconcludenti. Si discute da anni di ridefinire la rappresentanza, modernizzare per affrontare nuove sfide migratorie con più pluralismo ed efficacia, ma mancano azioni concrete. Serve una riforma urgente per aumentare efficacia, rappresentatività e ridurre burocrazia, altrimenti si erode fiducia e si perde credibilità, spingendo ancora di più al disinteresse elettorale e alla politica più in generale.
Come ha reagito la comunità italiana residente negli Usa di fronte all’arresto di Maduro da parte degli Usa?
La maggior parte della comunità italiana in USA, che ha anche legami in Venezuela, ha accolto con favore la fine del regime repressivo, sperando in una transizione democratica che migliori la situazione per i molti italiani e discendenti venezuelani.
Grazie all’impegno del governo italiano e di tutti coloro che ci hanno messo il proprio contributo, è stato possibile riportare a casa i due italiani, Trentini e Burlò, oltre ad altri connazionali, dimostrando così che discrezione, fermezza e coordinamento istituzionale possono fare la differenza. Complessivamente, prevale un cauto ottimismo misto a sollievo per le vittime del chavismo (venezuelani e italiani colpiti), ma anche timori per possibili escalation e caos post-Maduro.




























