Sara’ una settimana di incontri e vertici paralleli quella che da domani il premier Enrico Letta, da un lato, ed il leader Pd Matteo Renzi, dall’altro, avvieranno. Il capo del governo, dopo giornate di contatti e dossier preparatori, punta a definire con la maggioranza il patto di coalizione per il 2014 per arrivare con le carte in regola, il 29 gennaio, all’incontro con la commissione europea. Tempi piu’ stretti invece per il segretario dem che si aspetta entro la settimana un si’ o un no da tutti i partiti sulle tre proposte di riforma elettorale cosi’ da arrivare entro fine mese al primo voto a Montecitorio.
Sembrano paralleli, e per alcuni, anche dentro la maggioranza, divergenti i percorsi e gli obiettivi di Letta e Renzi. Il premier, pero’, anche nelle telefonate di questi giorni, si e’ premurato di rassicurare ministri e partner di maggioranza che sospettano che Renzi, accelerando sulla legge elettorale, punti dritto al voto in contemporanea con le europee. Letta e’, invece, convinto di riuscire, nelle consultazioni che prenderanno il via nei prossimi giorni, a creare una "buona sintonia" dentro la maggioranza per trovare un’agenda condivisa, con tanto di indicazione temporale, sugli impegni del governo per il prossimo anno, in primis un piano per il lavoro. Dopo i sacrifici del 2014, e’ la premessa dalla quale partira’ il presidente del consiglio, si cominciano a vedere i primi risultati, come la crescita degli ordinativi e della domanda interna ed il calo dello spread, segnali che non vanno sprecati per abbassare nel 2014 le tasse per famiglie ed imprese. Ma per ottenere risultati, osserva il lettiano Francesco Russo, "serve una grande unita’ fra le forze che si sono assunte con il presidente Napolitano la responsabilita’ di far nascere un governo di servizio per il Paese". Il premier condivide, insomma, la linea espressa oggi dal ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni, che invece alcuni renziani, come Sandro Gozi, vedono troppo rosea sostenendo che la stabilita’ da sola non basta e "senza un piano serio di riforme istituzionali, economiche e sociali, la crescita non arrivera’".
Visioni diverse che spingono un altro ministro, non amatissimo dai fedelissimi del leader Pd, Flavio Zanonato a chiedere chiarezza dentro la maggioranza e a partire dal principale partito: "Il Pd deve decidere quale posizione ha nei confronti del governo: lo ritiene positivo per il Paese e quindi lo sostiene e difende, pur proponendo di rivedere ministri e programma, oppure lo considera un bersaglio contro il quale lanciare strali ogni giorno?”. Se il capo del governo si e’ preso 20 giorni per chiudere il contratto per il 2014, ha molta piu’ fretta Matteo Renzi.
Il leader Pd, che vedra’ Letta nei prossimi giorni anche se l’incontro non e’ ancora in agenda, vuole che la riforma del voto resti fuori dal patto di governo e chiede mani libere per un’intesa che vada al di la’ della maggioranza. Per Letta, cosi’ come per il leader Ncd Alfano, la legge elettorale e’ una sorta di allegato del patto nel senso che va affrontato chiarendo il metodo: e cioe’ che un’intesa deve partire dal perimetro della maggioranza e poi aprirsi alle altre forze, opposizione inclusa. Cosi’ come nessun tabu’, ma un’ordine dei lavori necessario, sul tema spinoso del rimpasto: eventuali sostituzioni, come quella di Stefano Fassina o Bruno Archi, e avvicendamenti della squadra di governo saranno affrontate al termine della stesura dell’agenda 2014, se qualcuno lo chiedera’ e se i leader di maggioranza valuteranno i ministri attuali non piu’ all’altezza dei nuovi obiettivi.
































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