La XVII legislatura, quella attuale, è iniziata a singhiozzo. Siamo riusciti ad avere un governo dopo due mesi dal voto e dopo giorni di altissima tensione sociale. Fatto sta che ora l’esecutivo c’è e si deve puntare tutti agli obiettivi menzionati dal presidente del Consiglio Enrico Letta durante il suo discorso d’insediamento pronunciato in Parlamento. Fra questi, le riforme necessarie all’Italia, non più procrastinabili, molto care a Silvio Berlusconi ma anche allo stesso premier, fino all’altro giorno vicesegretario del Partito Democratico. Potremmo dunque considerare – con la speranza che davvero possa essere così – la XVII legislatura come quella delle riforme da attuare: presidenzialismo, riduzione del numero dei parlamentari, Senato delle Regioni, legge elettorale.
Se così stanno le cose, dopo aver letto i nomi degli eletti all’estero presenti nelle commissioni di Camera e Senato, mi sono chiesto a cosa serva avere 9 deputati su 12, fra quelli eletti oltre confine, all’interno della commissione Esteri di Montecitorio. Credono forse in questo modo di “monopolizzare” tale commissione, e poter fare il bello e cattivo tempo all’interno dell’organismo? Non so. Penso invece – ma forse mi sbaglio – che se avessimo avuto la stessa presenza all’interno della commissione Affari Costituzionali – dove l’unico eletto all’estero è l’On. Ricardo Merlo, presidente del Movimento Associativo Italiani all’Estero – avremmo potuto assicurare con forza la sopravvivenza della circoscrizione estero e saremmo potuti intervenire davvero sulla messa in sicurezza del voto degli italiani nel mondo, che – ormai sono davvero tutti d’accordo – fa acqua da tutte le parti e necessita essere modificato.
Invece Merlo sarà all’interno della Affari Costituzionali da solo. Che strano: possibile che nessuno dei deputati “italo-stranieri” abbia pensato all’opportunità di fare parte di tale commissione, in un momento come questo? O forse non hanno avuto il peso necessario per ottenere di entrarci. Oppure, è mancato loro quel briciolo d’intelligenza in più – o meglio di visione politica -, per capire che oggi quella è la commissione-chiave per ciò che riguarda il futuro del voto estero. Il loro stesso futuro, verrebbe da dire, proprio quello dei parlamentari eletti oltre confine.
Concludo con un interrogativo, che rivolgo ai lettori di ItaliaChiamaItalia: qualcuno di voi potrebbe spiegarmi quale utilità possa avere, per il mondo degli italiani all’estero, la presenza di Aldo Di Biagio, senatore di Scelta Civica, all’interno della commissione Ambiente di Palazzo Madama?
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