Alimentare e moda, i gioielli del made in Italy sono sempre piu’ nel mirino degli stranieri. L’allarme lanciato oggi dai servizi segreti nella relazione al Parlamento sullo shopping straniero dei grandi marchi tricolori e’ tanto piu’ vero per questi due settori dove negli ultimi anni si e’ concentrato l’appetito degli acquirenti stranieri, con i francesi in prima fila. Tra la Lvmh di Bernard Arnault e la Ppr di Francois-Henry Pinault, i cugini d’oltralpe hanno fatto shopping intensivo di marchi di moda nostrani, gli ultimi dei quali Bulgari (a Lvmh) e Brioni (a Ppr). Ma i due colossi transalpini del lusso avevano gia’ riempito il carnet di altri storici marchi tricolori: Arnault è infatti proprietario di Fendi, Emilio Pucci e Acqua di Parma, mentre il rivale Pinault controlla Gucci, Bottega Veneta e Sergio Rossi. Ma non solo la Francia e’ innamorata del made in Italy. Gli emiri del Qatar si sono assicurati lo scorso anno lo storico marchio Valentino, assieme alla licenza Missoni. La lunga mano straniera anche su Ferragamo, con l’8% acquisito dalla Peter Woo Kwong Ching di Hong Kong; Mandarina Duck e Coccinelle sono diventate coreane, in mano a E. Land; Gianfranco Ferrè è passato a Paris Group, che non è francese ma degli Emirati Arabi.
L’appetito francese non poteva che ‘saziarsi’ anche con l’alimentare italiano: l’ultimo colpaccio messo a segno, l’opa di Lactalis su Parmalat che ha consentito al gigante del latte e formaggi transalpini di assicurarsi il controllo di Parmalat nel luglio 2011 e creare un gigante del valore di 15 miliardi di euro. Lactalis aveva peraltro gia’ acquisito altri storici marchi del settore, da Galbani a Vallelata, Invernizzi e Locatelli. Andando a ritroso, si ritrovano altre operazioni choc come quella di Buitoni, passata in mano alla multinazionale Nestle’. Nell’universo Nestle’ e’ finita anche Perugina, oltre ai gelati Motta e Antica gelateria del Corso.
Alla multinazionale anglo-olandese Unilever sono invece approdati i gelati Algida, mentre gli spagnoli della Deoleo hanno fatto man bassa dell’olio d’oliva italiano accaparrandosi il marchio Bertolli in aggiunta al nutrito pacchetto Carapelli, Sasso, Minerva oli. Nella birra, la sudafricana SabMiller si e’ ‘bevuta’ la Peroni nel 2003.
L’ultimo pezzo da novanta del Made in Italy a tavola a essere ceduto in parte agli stranieri – sottolinea Coldiretti – e’ il riso Scotti, con il 25% della proprieta’ della famiglia pavese al colosso industriale spagnolo Ebro Foods. Lo scorso anno la Ar Pelati- Antonino Russo e’ stata acquisita dalla societa’ Princes controllata dalla giapponese Mitsubishi, mentre la Gancia e’ stata acquistata dall’oligarca della vodka Roustam Tariko. ‘E cosí le multinazionali finiscono per mettere mano su un patrimonio di 210 miliardi di euro l’anno’, denuncia la Cia-Confederazione italiana agricoltori, sottolineando che ‘proprio la crisi economica rende piú vulnerabili le imprese agroalimentari nazionali’.
































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