All’attenzione di:
• Andrea Crisanti
• Mario Borghese
• Francesca La Marca
• Francesco Giacobbe
Gentili Senatrici e Senatori,
con la presente lettera aperta intendiamo esprimere, come cittadini italiani residenti all’estero regolarmente iscritti all’AIRE, una profonda preoccupazione e un forte disagio in merito alla normativa sull’IMU per gli italiani all’estero, recentemente approvata dalla Camera dei Deputati e attualmente all’esame del Senato della Repubblica.
La normativa, così come formulata, esclude la stragrande maggioranza degli italiani residenti all’estero, a causa di una serie di requisiti che risultano profondamente distanti dalla realtà dei percorsi migratori di milioni di cittadini. In particolare, le disposizioni:
• subordinano l’accesso alle agevolazioni a requisiti di residenza nell’immobile; • impongono il vincolo di una precedente residenza in Italia; • introducono la soglia dei Comuni con meno di 5.000 abitanti; • richiedono di aver abitato nell’immobile per almeno cinque anni prima dell’emigrazione.
Tali condizioni, nella loro applicazione concreta, escludono circa il 98% degli italiani residenti all’estero, rendendo di fatto la norma inaccessibile alla quasi totalità dei potenziali destinatari.
Questi criteri non rispecchiano la realtà dei nostri percorsi di vita.
Molti cittadini italiani emigrati per necessità lavorative o familiari hanno costruito o acquistato una sola abitazione in Italia, spesso con i risparmi di una vita, senza mai avere la possibilità di abitarvi stabilmente. Si tratta di un bene che rappresenta un legame affettivo e patrimoniale con il Paese d’origine, non certo un investimento speculativo.
Riteniamo invece corretto e condivisibile mantenere un criterio fondato sul valore catastale dell’immobile, quale strumento oggettivo per prevenire fenomeni di speculazione ed escludere le abitazioni di lusso, distinguendo chiaramente tali casi dalla prima e unica casa di cittadini emigrati per necessità.
Alla luce di quanto esposto, chiediamo che il Senato della Repubblica intervenga correggendo l’attuale impianto normativo, attraverso emendamenti che:
- eliminino la soglia dei Comuni sotto i 5.000 abitanti, che di fatto esclude la quasi totalità degli italiani residenti all’estero; 2. aboliscano la richiesta di aver avuto residenza nell’immobile; 3. garantiscano una reale tutela a chi possiede una sola abitazione, costruita con sacrifici, mantenendo criteri oggettivi – come il valore catastale – per prevenire abusi e speculazioni.
È essenziale che il Parlamento rappresenti tutti gli italiani, inclusi coloro che vivono e lavorano all’estero da decenni e che continuano a mantenere un legame economico, culturale e affettivo con l’Italia.
Confidiamo nel vostro senso di responsabilità istituzionale affinché questa normativa venga resa più equa, inclusiva e coerente con la realtà degli italiani residenti all’estero.
Con rispetto,
Cittadini italiani residenti all’estero iscritti all’AIRE































