Il tema dell’immigrazione continua ad essere al centro del dibattito politico. La pancia del Paese vuole sicurezza, il cuore vuole dare aiuto, la mente vuole scrivere regole chiare e certe. Chi dice che queste tre posizioni siano in contrasto tra loro e che si debba scegliere da che parte stare sull’onda di un unico comune sentimento di pietà per i morti innocenti, a parer nostro è in malafede, e tende a orientare il consenso a scopi elettorali, usando facili slogan e titoli furbetti sui media più quotati.
Nessuno, escludendo quegli aristocratici intellettuali sazi di caviale e autoreferenzialità che si scambiano complimenti nei salotti esclusivi e non hanno contatti con l’umanità dolente, nessuno, dicevamo, può pensare che le migliaia di migranti fatalmente in arrivo sulle nostre coste siano tutti uguali (sul concetto di uguaglianza abbiamo già ampiamente dissertato), tutti alla ricerca di un lavoro onesto e di una vita migliore. Tra loro, chiediamocelo, può esserci anche chi ritiene di trovare facile accesso nell’Europa del cosiddetto "libero mercato" (droga, prostituzione e manovalanza delle diverse bande mafiose) per sbarcare il lunario.
Come si spiega che i siriani in fuga dalla guerra ci considerino "di passaggio" e ambiscano a raggiungere i Paesi nordici, mentre la scelta rappresentanza di tunisini e marocchini entrati da noi clandestinamente finiscano prima o dopo a riempire le nostre galere? C’è tra i migranti una sostanziale differenza tra chi fugge da morte sicura e ambisce a una vita dignitosa e onesta e chi parte già avendo come meta precisa proprio il nostro Paese, dove pensa di sapersi comunque abilmente destreggiare nel paradiso del vizio e dell’illegalità.
Perciò, dopo che il cuore avrà soccorso tutti, perché tutti rischiano la vita nella traversata, la pancia vuole conoscerne nome, cognome e provenienza, per distinguere subito tra i rifugiati che chiedono asilo politico e rivelano precisi obiettivi, e i disperati, altrettanto coraggiosi, che fuggono dalla fame, ma senza avere ben chiaro dove e come costruirsi un futuro. Per costoro, fragili prede della nostra scafata e variegata categoria criminale, la mente di chi deve governare i flussi migratori ha l’obbligo di fissare regole precise di accertamento, di controllo sul permesso di soggiorno, di espulsione e di divieto definitivo all’ingresso.
Niente vieta alle nostre leggi di essere improntate a una giustizia che non escluda il cuore e la pancia. Dura lex sed lex, è vero: ma la legge, prima di diventare legge, deve passare il vaglio degli uomini, che sono fatti di cuore, di pancia e di cervello. E deve tendere a fare giustizia in nome del popolo sovrano. Non è poi così difficile mettere insieme le tre parti "organiche" dell’essere umano, di tutti gli essere umani, rispondendo al meglio alle spinte che vengono dal basso, dal centro, o dalla nostra parte alta e nobile. Siamo tutti stranieri quando ci spostiamo, siamo tutti nativi quando ci fermiamo in un luogo e lì mettiamo radici. Chi vuole diventare nativo deve sentirsi parte integrante di una società. Nessuno deve essere escluso dai diritti, ma nessuno può essere escluso dai doveri.
































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