Ci sarebbe molto da scrivere sul voto di domenica, ma visto che ho una mano ingessata devo farlo con un dito solo della sinistra; una faticaccia e sono costretto a sintetizzare.
La rimonta del Cavaliere, il successo di Grillo, il flop di Bersani, Monti, Ingroia, Casini, Fini, di “Fratelli d’Italia” e della Lega (che però con Maroni ha conquistato la Lombardia e nel cambio ci guadagna uscendone vincitrice) sarebbero un bel menu, ma soprattutto servono idee per venirne fuori in qualche modo. Berlusconi è stato semplicemente incredibile: per me era cotto (e l’ho scritto) ma ha saputo obiettivamente convincere e questo è un fatto concreto e conclamato di cui gli va riconosciuto il merito. Alla fine è stato capace di far tornare al voto una parte dei suoi ex elettori delusi ed il risultato lo ha portato quasi al pareggio alla Camera ed al successo al Senato, complice lo smottamento dei voti verso Grillo che ha penalizzato di più il PD rispetto al centro-destra. E’ vero che ha “cannibalizzato” gli alleati, ma alla fine nel suo recinto sono rimasti più elettori di due mesi fa ed è stato lui il mattatore della scena.
Intanto il “porcellum” è così risultato due volte scandaloso sia per i candidati imposti dall’alto sia perché fu concepito per un quadro politico maggioritario con due coalizioni contrapposte, dove una vince e l’altra perde. Se le coalizioni diventano cinque (come quest’anno) c’è il rischio di premiare troppo chi non è arrivato neppure al 30% dei voti, con la conseguenza di creare un vincitore numerico di seggi alla Camera ma a vantaggio di chi è stato sostanzialmente battuto nei voti e quindi delegittimandolo, come avviene ora per Bersani, costretto ad “aprire” a Grillo se rifiuterà di parlare con il Cavaliere.
Il fatto poi che al Senato non ci sia una maggioranza possibile conferma la fragilità e l’insuccesso di Bersani che pur era partito con i favori del pronostico. Un’empasse che porta solo danni al Paese che rischia davvero di diventare ingovernabile.
Forse la cosa più seria da fare sarebbe varare subito una diversa legge elettorale e tornare a votare in autunno per avere parlamentari più rappresentativi e non “nominati”. Da oggi ad allora non vedo se non in un nuovo governo tecnico l’unico modo per non andare al tracollo. Monti ha però nel frattempo provveduto ad auto-distruggersi e non è più potabile né per il governo né per il Quirinale (ma chi è stato il genio che gli ha consigliato di scendere in campo?). Infine nessuno mi toglie dalla testa che se Renzi fosse stato il candidato del centro-sinistra sarebbe diventato premier a larga maggioranza.
*già deputato PdL, sindaco di Verbania
































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