Non sara’ una scampagnata. Enrico Letta ha preparato un programma bello denso per i suoi ministri, al ritiro di domenica e lunedi’ all’Abbazia di Spineto, a Sarteano nel Senese. Si parte tutti in pullman da Roma dopo il pranzo della domenica. Famiglie e collaboratori restano a casa. Appena arrivati alle cinque, ci si mette subito al lavoro, poi cena (sobria) e altro lavoro dopo cena. Lunedi’ sveglia presto e alle 8 gia’ in riunione, fino a mezzogiorno. Chi sperava in passeggiate sui dolci colli toscani o in partite di pallavolo o subbuteo di sapore morettiano, restera’ deluso. Il ‘nerd’ Enrico Letta usera’ il ritiro di Spineto per discutere con i suoi ministri e farli discutere fra di loro sui dossier piu’ scottanti del governo. L’obiettivo e’ ‘fare squadra, fare spogliatoio’, ha detto il premier.
L’idea gliel’ha data Angela Merkel durante il loro recente incontro. Fare squadra e’ fondamentale in un governo, gli ha detto la cancelliera, veterana delle larghe intese. E lo diventa ancora di piu’ quando l’esecutivo e’ formato da ministri di schieramenti contrapposti, che devono collaborare e trovare punti di sintesi, dopo essersele date di santa ragione. D’altronde, soggiorni simili Letta li ha gia’ organizzati per il suo think-tank Vedro’. Il ritiro e’ riservato al premier, ai 20 ministri e al sottosegretario alla presidenza del Consiglio.
Viaggio in pullman tutti insieme, niente auto blu che fanno tanto casta. Niente famiglie, niente segretarie, portavoce e portaborse. Abbigliamento informale, pasti con specialita’ toscane, salumi di cinta senese e Brunello di Montalcino. E ognuno si paga il conto.
La stampa restera’ fuori dall’Abbazia, sistemata in una dependance esterna. L’intera abbazia sara’ riservata al governo, nessun cliente esterno ammesso, solo personale di servizio. Sono previsti tre incontri con i media, all’arrivo, prima di cena e al termine. Ma per il resto del tempo, i ministri resteranno isolati e fra di loro, protetti dalle antiche mura dell’XI secolo e dal silenzio dei boschi e dei prati intorno.
Nelle sale dei monaci, ogni ministro dovra’ portare le sue proposte per i primi 100 giorni, come ha chiesto Letta. Le priorita’ sono tre: casa, lavoro e riforme istituzionali. Il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni (Bankitalia) dovra’ spiegare cosa fare dell’Imu, che il Pdl vuole abolire, spiegare dove trovare le risorse sostitutive, proporre incentivi per ristrutturazioni e risparmio energetico.
Il ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato (Pd), quello del Lavoro Enrico Giovannini (Istat) e quello delle Infrastrutture Maurizio Lupi (Pdl) metteranno sul tavolo le loro idee per far ripartire l’economia, risolvere le emergenze della cassa integrazione e degli esodati, creare lavoro per i giovani (il vero pallino di Letta). L’obiettivo e’ tracciare una politica nazionale che permetta di gestire e non subire le direttive Ue.
Al ministro delle Riforme Gaetano Quagliariello spetta il delicatissimo dossier delle riforme istituzionali, in particolare quella della legge elettorale, gia’ fallita nella passata legislatura, ma diventata indispensabile dopo il pasticcio uscito al Senato.
Il ministro all’Integrazione Cecile Kyenge (Pd) mettera’ sul tavolo la legge sulla cittadinanza, il ministro alle Pari Opportunita’ Josefa Idem (Pd) il riconoscimento delle unioni omosessuali, entrambe cercando consensi a destra. Siria, Medio Oriente, Maghreb e Somalia, oltre alla questione dei maro’, saranno i temi del ministro degli Esteri Emma Bonino.
































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