Ferrari, Montezemolo: uno, trino e quattrino – di Marco Zacchera

Tutti si saranno fatti un’idea, al di là delle prediche che da sempre impartisce a tutti, su quanto effettivamente “valga” (o meno) Luca Cordero di Montezemolo, ovvero un uomo che sicuramente si vende e si presenta bene, ma soprattutto “pro domo sua”. Non mi pare che l’azione di Montezemolo abbia mai portato a dei risultati eclatanti – né in politica né quando era presidente di Confindustria o in campo industriale -, ma sicuramente non chiude in perdita la sua corsa alla “Rossa” visto che la sua  liquidazione è stata principesca, trattandosi di 27 milioni di euro e dopo aver percepito alla Ferrari uno stipendio di circa 100.000 euro al mese.

D’altronde Montezemolo – mentre presiedeva a Maranello – era comunque impegnatissimo e distratto da ben altro. Non è un caso che (sembra) andrà ora a fare il presidente della nuova Alitalia, anche perché è già vice-presidente di Unicredit (altro stipendio) banca a cui l’Alitalia deve un bel pacco di milioni di euro. Da questo punto di vista sembra proprio che i conflitti di interesse contino solo in politica. 

Intanto Montezemolo è impegnato anche con i suoi treni di “Italo” e con la “Montezemolo e Partners” che gestisce i fondi Charme, con indennizzi adeguati.

“Uno, trino e quattrino” potrebbe essere il suo motto e tutti lo hanno capito, anche perché, dopo tante promesse e false partenze, alla fine non è mai sceso in campo neppure in politica pur avendolo preannunciato molte volte: meglio pensare a rendite e patrimonio.

In un aspetto però Montezemolo è bravo e non per nulla si occupa anche di treni: sa scendere alla svelta da quelli in corsa dopo essersi fatto pagare bene, così – se poi magari deragliano, come il partito di Monti – non è mai colpa sua. Se fossi il partner arabo di Alitalia, mi preoccuperei.