Difendiamo la lingua italiana, la più bella del mondo

La mia riflessione? Detesto gli inglesismi inutili. Cito spesso, come esempio, “coffee break”. Non è meravigliosamente più semplice e nitido “pausa caffè”?

“Una lingua diversa è una diversa visione della vita” (Federico Fellini)

“Oggi il demonio si esprime correttamente in inglese e altre ventisette lingue moderne” (Stefano Benni)

“L’italiano è una lingua parlata dai doppiatori” (Ennio Flaiano)

“La lingua italiana è troppo complessa e lenta: per un concetto che in inglese si spiega in due parole, in italiano ne occorrono almeno sei” (Sergio Marchionne)

“L’inglese è diventato una lingua mondiale proprio perché è facile da parlar male” (Beppe Severgnini)

COFFEE BREAK O PAUSA CAFFÈ?

Perché dire coffee break al posto di pausa caffè? Ammetto tuttavia che non è semplice ricordare gli eccessi, in una direzione e nell’altra, per il sostegno e la difesa della lingua italiana. I lettori conoscono – spero! – la mia passione per questo argomento.

MA DURANTE IL FASCISMO…

Perciò, oggi, vorrei condividere con voi il piacere provato nel leggere una nota, oggettiva, di Giulio Lepschy (veneziano, 84 anni, docente linguista): “Durante il periodo fascista ci furono acute ricadute puristiche. Fin dal 1923 si impose una tassa sulle parole straniere usate nelle insegne dei negozi, e all’inizio della seconda guerra mondiale furono proibite per legge… La legge che proibiva di dare nomi stranieri ai bambini italiani fu abolita soltanto nel 1966. Nel 1938 venne lanciata una campagna ufficiale per abolire il lei allocutivo, campagna iniziata da Bruno Cicognani nel Corriere della Sera”.

IL LIBRO DI PAOLO MONELLI

Nel 1933 Paolo Monelli pubblicò un libro che avrebbe goduto di notevole popolarità, col titolo rivelatore “Barbaro dominio. Cinquecento esotismi esaminati, combattuti e banditi dalla lingua con antichi e nuovi argomenti, storia ed etimologia delle parole e aneddoti per svagare il lettore”.

KILLER? O SICARIO?

Ancora Monelli in un’intervista su L’Espresso del 13 settembre 1970 commentava i servizi dedicati a uno scandalo, nei quali “il mio giornale (Corriere della Sera) non fece che scrivere killer, killer, killer. Allora io mandai un piccolo telegramma alla direzione: “Ricordo umilmente che chi uccide su commissione in lingua italiana si chiama sicario”. Il giorno dopo il giornale mise sicario nel titolo, ma tra virgolette come se fosse una strana parola che si dovesse spiegare a chi conosce benissimo killer”.

INGLESISMI INUTILI

La mia riflessione? Detesto gli inglesismi inutili. Cito spesso, come esempio, “coffee break”. Non è meravigliosamente più semplice e nitido “pausa caffè”?