Cretti (FUSIE): “Scampato pericolo per la stampa italiana all’estero, grazie Sottosegretario Merlo”

Pericolo scampato grazie alla massima disponibilità del Sottosegretario Merlo, egli stesso figlio di emigrati, che ha le deleghe per gli italiani nel mondo

Da sinistra, nella foto: Giuseppe Della Noce, Segretario Generale della FUSIE, Giangi Cretti, presidente FUSIE, e il Sottosegretario agli Esteri Sen. Ricardo Merlo

“Pericolo scampato? Per il momento, almeno. Viste le premesse si potrebbe tirare un respiro di sollievo. Cosa che fino allo scorso venerdì 18 dicembre sembrava difficile poter fare”. Inizia con questa parziale, ancorché insperata, rassicurazione la tradizionale “Comunicazione di fine Anno” che il Presidente della Fusie – Federazione Unitaria Stampa Italiana all’Estero, invia ai soci.

“Infatti, dopo che alla Camera l’emendamento Varrica (e altri) era stato ritirato, ecco che al Senato, dove si sarebbe votata la Legge di Bilancio concordata con l’Unione europea, pertanto destinata a diventare quella definitiva, è rispuntato un emendamento a prima firma del senatore Patuanelli, capogruppo al Senato del M5S, con il quale, al di là del registro burocratico con il quale è scritto, si chiede che alle testate italiane edite o prevalentemente diffuse all’estero a partire dal 2019 e per il 2020 e 2021 vengano erogati un milione di euro. Le testate interessate sono un centinaio e, fra queste, così si legge nell’emendamento, anche 4 quotidiani. Non serve essere addetti ai lavori per capire che è del tutto evidente come un simile contributo sia la striminzita foglia di fico dietro al quale camuffare la propria vergogna: nel caso specifico, quella di decretare la fine di un’esperienza il cui valore è indiscutibilmente incommensurabile”.

“Stante questa prospettiva, tra l’altro sollecitato in modo pressante da molti operatori del settore, ho passato in rassegna le diverse possibilità di cui dispone un comune cittadino, pur fortemente e direttamente interessato ai fatti e ai loro effetti, di manifestare il proprio dissenso. Ritenendole scarsamente efficaci, in quanto in bilico fra un esercizio di (dubbio) stile e un tentativo (circoscritto) di fare bella figura in società, ho cancellato, o momentaneamente accantonato, l’una dopo l’altra, le seguenti modalità:

* ALZARE LA VOCE (ahimè, con il solo ausilio delle lettere maiuscole)
* Inveire contro il governo, anche se non piove
* chiamare a raccolta colleghi invitandoli a manifestare, incatenandosi dinnanzi alle sedi diplomatiche sparse per il mondo, oppure a considerare l’eventualità di uno sciopero della fame
* Ingolfare di mail gli account di chi di potere prim’ancora che quelli di chi di dovere
* …

Alla fine, con il conforto di una rapida consultazione, avevo concluso che la via da percorrere potesse essere quella di chiamare direttamente in causa gli stessi Parlamentari, in virtù di quella che, malgrado la prassi talvolta insinui il dubbio, resta il loro compito principale: legiferare.

CE L’HA FATTA

È quello che, comunque anche in presenza di un voto di fiducia, sono chiamati a fare in questi giorni esprimendo il voto, che nei fatti darà il via libera alla Legge di Bilancio. Nella quale sembrava irrimediabilmente inserito l’emendamento del Senatore Patuanelli.

Chiunque abbia contezza di cosa le testate italiane all’estero e per l’estero abbiano rappresentato e ancora rappresentino per le comunità italiane nel mondo, ma anche per l’immagine e la proiezione dell’Italia fuori dai confini geografici, non può che convenire: decidere di consegnare alla Storia tante meravigliose, meritevoli e faticose storie, offrendo come unico argomento che quella dell’azzeramento dei contributi pubblici alla stampa è una battaglia che i Cinque Stelle conducono da anni, significa agire senza cognizione di causa, senza capacità o volontà di operare distinguo, senza peritarsi di conoscere, di capire e quindi di valutare. Il tutto ridotto ad un mantra che non ha più neppure il valore di uno slogan banalmente elettorale.

Non lo ignoriamo. Oggi le cose sono cambiate: con le nuove tecnologie, l’informazione, ma soprattutto la disinformazione, si produce e si consuma con tempi e modi completamente nuovi. È vero, difficile, però, convincere e convincersi che basti un colpo di spugna per sostituire ciò che appare sorpassato con ciò che si crede possa sorpassare.

Non vi è dubbio, e siamo i primi a pensarlo, che i cambiamenti in atto meritino un’attenta e accurata riflessione e che, nel caso specifico, si creino le condizioni per ragionare sull’effettiva efficacia dell’informazione italiana all’estero, iniziando un percorso che preveda un confronto franco e trasparente, dal quale si possano trarre conclusioni che non siano unicamente figlie di ignoranza o di comoda superficialità.

Rifiutare il confronto e votare una legge di bilancio che comprendesse l’emendamento Patuanelli non significa certo contribuire all’affermarsi di un’informazione che sia degna di essere considerata tale, che sia affidabile ed espressione del pluralismo. Al contrario, significa assumersi la responsabilità di avviare verso una breve e per nulla dignitosa agonia la stragrande maggioranza delle testate italiane all’estero.

Prima di procedere però a rendere pubblico quello che aveva i toni e la confezione di un accorato appello ai Parlamentari, ben sapendo che avrebbe avuto l’effetto di pura testimonianza, restava ancora una pista da battere: invocare i buoni uffici del sottosegretario Ricardo Merlo, egli stesso figlio di emigrati, che ha le deleghe per gli italiani all’estero, pur supponendo che verosimilmente sia spesso costretto a fare quello che può, che non è detto, vivamente lo speriamo, coincida con quello che vuole.

Ed è stata questa la pista che, incontrata la massima disponibilità, dopo un’interlocuzione serrata, ha aperto lo spiraglio dal quale si poteva intravvedere una possibile soluzione: cancellare dall’emendamento ‘Patuanelli’ ogni riferimento alla stampa italiana all’estero e per l’estero.

Un risultato sicuramente parziale e di cui non si conosce la formulazione ufficiale, che lascia aperta la necessità di un approfondito e non aprioristico confronto sul tema del contributo pubblico all’editoria, ma che ci consente di aver ancora tempo e un po’ di fiato per poterlo fare.

Da qui, il momentaneo sospiro di sollievo cui si faceva cenno all’inizio, nella piena consapevolezza che ciò che non è successo ora potrebbe semplicemente essere rimandato”.

“In tal senso, auspicando, come detto anche in più sedi, un serio confronto, l’impegno della Federazione della Stampa Italiana all’Estero non può scemare, mantenendo, nel frattempo, alta l’attenzione sulle modalità attraverso le quali troverà applicazione la nuova legge sull’editoria – conclude Cretti – i cui effetti si misureranno sui contributi relativi al 2018”.