Si allarga l’inchiesta giudiziaria che coinvolge il cantante spagnolo Julio Iglesias, 82 anni, accusato da tre ex dipendenti di presunte violenze sessuali, sfruttamento lavorativo e limitazioni della libertà personale durante il loro impiego nelle sue residenze nei Caraibi.
Dopo le testimonianze di Rebecca e Laura, nomi di fantasia, si è aggiunta quella di una terza donna, Carolina, che ha raccontato di essere stata costretta a sottoporsi a esami ginecologici, test per l’Hiv, analisi del sangue ed ecografie, controlli che secondo quanto riferisce non avevano alcuna relazione con le sue mansioni di collaboratrice domestica.
Carolina ha dichiarato che venivano mandate tutte dal medico come un’imposizione. Le venivano effettuati esami per malattie sessualmente trasmissibili, ecografie e analisi del sangue, una situazione che le è apparsa da subito anomala. Una versione confermata anche da Rebecca, secondo cui solo le donne venivano mandate dal ginecologo. Erano circa una decina le dipendenti impiegate tra la Repubblica Dominicana e le Bahamas e venivano sottoposte a controlli sistematici.
Secondo Amnesty International e Women’s Link Worldwide, tra gennaio e ottobre 2021 le donne avrebbero subito violenze sessuali, psicologiche, fisiche ed economiche, con turni di lavoro fino a 16 ore al giorno, senza contratti, senza riposi e con forti limitazioni della libertà personale.
Il 5 gennaio i fatti sono stati trasmessi alla Procura spagnola dell’Audiencia Nacional come presunti reati di tratta di esseri umani, lavoro forzato e violazione della libertà sessuale. Laura e Rebecca, che all’epoca avevano 22 e 28 anni, sostengono di essere state molestate e aggredite sessualmente dal cantante, allora 77enne, e di essere state private della possibilità di uscire liberamente dalle residenze in cui lavoravano.
Nella denuncia si chiede di accertare atti che possono configurare il reato di tratta di esseri umani a fini di lavoro forzato e servitù, oltre ad aggressioni, percosse e violazioni del diritto del lavoro. Le accuse sono attualmente al vaglio della magistratura e l’indagine preliminare è coperta da segreto istruttorio.
Il profilo delle presunte vittime è simile: giovani donne in condizioni di vulnerabilità economica e sociale, che secondo le accuse sarebbero state soggette a rapporti di potere fortemente squilibrati. Julio Iglesias, artista di fama mondiale con oltre 300 milioni di dischi venduti, non ha finora rilasciato dichiarazioni, neppure tramite i suoi legali.
Al di là dell’esito giudiziario, che spetterà ai tribunali stabilire, la vicenda solleva una questione più ampia sui rapporti di lavoro quando si intrecciano con fama, potere e vulnerabilità. Le testimonianze, se confermate, non parlano solo di singoli comportamenti, ma di un contesto in cui lo squilibrio di potere può tradursi in assenza di tutele, silenzio e abuso. Ed è spesso proprio in quello spazio che nascono le violazioni più difficili da vedere e da fermare.































