Italiani all’estero, Narducci (Pd) a Monti: Quale aliquota Imu per italiani nel mondo?

Quale sarà l’aliquota IMU che dovranno pagare gli italiani residenti all’estero che possiedono una ed una sola casa in Italia che non fa reddito? È quello che si chiedono in tanti, perché la nuova norma introdotta con il decreto "Salva Italia" lascia non pochi dubbi di interpretazione. Per questo e per evitare che in tanti all’estero decidano di vendere l’unico immobile che li legava al loro luogo d’origine e dove magari pensavano di poter trascorrere la loro vita da pensionati, il deputato del Pd Franco Narducci ha presentato una interrogazione al ministro dell’Economia e delle Finanze, Mario Monti. Nel provvedimento il parlamentare eletto in Europa chiede in particolare "quali iniziative intenda intraprendere il Governo per riconoscere gli stessi benefici fiscali cui è assoggettata l’abitazione principale anche all’abitazione posseduta in Italia dai nostri connazionali residenti all’estero, non locata e adibita ad uso proprio, dando, in tal modo, per dare un segnale concreto di attenzione ai problemi dei cittadini italiani all’estero".

Nella sua  interrogazione Narducci ricorda che "il decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge n.214 del 2011, cosiddetto "Salva Italia", ha introdotto, con due anni di anticipo ed in veste sperimentale rispetto a quella delineata nel decreto istitutivo del federalismo comunale (decreto legislativo n.23 del 2011), una nuova tassa, l’imposta municipale unica (IMU), che sostituisce sia l’Irpef sui redditi fondiari delle seconde case, sia l’ICI, introdotta nel 1992. Con l’imposta municipale unica", prosegue Narducci, "si introduce ai fini fisicali il concetto di abitazione principale che è "l’immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il possessore dimora abitualmente e risiede anagraficamente"; ai fini di imposta municipale unica l’imposta a cui è assoggettabile l’abitazione principale può beneficiare di una detrazione fissa di 200 euro, più 50 euro per ciascun figlio (fino a 26 anni d’età) che compone la famiglia, purché dimorante abitualmente e residente nell’unità immobiliare adibita ad abitazione principale. Per gli italiani residenti all’estero iscritti AIRE (Anagrafe degli italiani residenti all’estero), che possiedono un’abitazione in Italia, non locata e adibita ad esclusivo uso proprio, non risulta chiaro se possono beneficiare dell’aliquota minima per la prima casa dello 0,4 per cento o se sono assoggettati a quella per le seconde case che è dello 0,76 per cento", si legge nel testo dell’interrogazione, in cui si rammenta "che, quando rientrano in Italia, l’abitazione non locata degli iscritti AIRE costituisce l’abitazione principale, tanto che vengono mantenute attive le utenze principali". Come osserva Franco Narducci, "ai sensi dell’articolo 1, comma 4-ter, del decreto-legge n. 16 del 1993 convertito dalla legge n.75 del 1993 le abitazioni dei cittadini italiani residenti all’estero sono equiparate a quelle degli italiani residenti entro i confini nazionali e quindi fino ad ora sono state assoggettate all’aliquota agevolata, conformemente al regolamento dei comuni interessati". Quanto invece alle "nuove norme introdotte in materia di abitazione", queste con riferimento agli italiani residenti all’estero "hanno sollevato sia dubbi interpretativi sia proteste tra le comunità italiane all’estero.

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