Vignali (Farnesina): “Nel 2020 oltre 40mila casi di assistenza agli italiani all’estero”

L’alto diplomatico ha spiegato che servirebbe un “sistema preventivo di preparazione dei nostri ricercatori e dei nostri studiosi all’estero - e anche degli italiani in generale - che si recano in alcune zone o paesi”

Luigi Vignali

Luigi Maria Vignali, ministro plenipotenziario e direttore generale per gli italiani all’estero e le politiche migratorie del ministero degli Esteri, intervenuto in commissione d’inchiesta sulla morte di Giulio Regeni, ha detto: “Abbiamo sviluppato un rapporto molto stretto con la Procura di Roma, provvedendo sempre ad assicurare un rapido scambio di informazioni e agevolando al massimo la raccolta delle testimonianze e di ogni elemento utile all’indagine anche attraverso una interlocuzione diretta con la nostra rete di ambasciate. Ho personalmente avviato una stretta collaborazione con l’avvocato Ballerini che assiste la famiglia Regeni affinché almeno da parte della Direzione generale fosse sempre messa in condizione di ricevere rapidamente tutta l’assistenza e gli elementi possibili”.

Da parte della Direzione, ha aggiunto Vignali, c’è stato “il massimo sforzo per sostenere il lavoro dei nostri inquirenti” almeno fino a “quando è stata possibile la collaborazione dell’autorità giudiziaria italiana e l’omologa egiziana”.

Vignali si è quindi soffermato sulla Rete diplomatica consolare, “sostenuta e coordinata proprio dalla Direzione generale italiani all’estero”. Essa gestisce attualmente una “notevole mole di casi di assistenza”. Nel 2020 sono stati “più di 40 mila” che “possono assumere le forme più varie. Il più delle volte sono collegati alla sicurezza e alla protezione dei nostri concittadini all’estero, inclusi ovviamente i ricercatori”.

L’alto diplomatico ha poi spiegato che servirebbe un “sistema preventivo di preparazione dei nostri ricercatori e dei nostri studiosi all’estero – e anche degli italiani in generale – che si recano in alcune zone o paesi”. Si tratta di “coinvolgere gli interessati” per prepararli a un contesto che può essere “estremamente diverso”. Inoltre per i ricercatori che vanno in paesi a rischio andrebbe previsto “un primo obbligo”, cioè quello di “segnalare la propria presenza all’ambasciata o al consolato”. Questo perchè “chi va temporaneamente in determinati paesi e per periodi comunque prolungati, anche se non sono anni, dovrebbe essere condotto a iscriversi a un registro”. A tal fine “ un intervento normativo potrebbe aiutare”, ha concluso Vignali.