Il Venezuela vive giorni bui, un periodo difficilissimo per il Paese. Pubblichiamo qui di seguito la mozione presentata oggi in Senato dal sen. Di Biagio e condivisa dai senatori Pierferdinando Casini, Alessandro Maran, Maria Paola Merloni, Mario Mauro, Luis Alberto Orellana, Fausto Longo.
MOZIONE
Il Senato,
premesso che:
In Venezuela a partire dai primi giorni di febbraio 2014 si sono susseguite una serie di manifestazioni di protesta contro il presidente Nicolás Maduro, che hanno determinato una molteplicità di scontri tra gruppi di opposizione, con un forte coinvolgimento di studenti e giovani, e forze dell’ordine governative;
alla base del citato scenario di scontro, vi sarebbero le accuse rivolte al presidente Nicolás Maduro da parte dai manifestanti, che continuano ad erigere barricate nelle principali piazze delle città del Venezuela, di essere responsabile di barbare violazione dei diritti umani, di aver oppresso i suoi contestatori, oltre che di essere causa della pesante crisi economica che sta attraversando il Paese, talmente violenta da rendere irreperibili, negli ultimi mesi, anche i beni di primaria necessità;
si ritiene opportuno evidenziare che dalla morte di Ugo Chavez, predecessore dell’attuale presidente, nello scorso marzo 2013, il paese è stato condizionato da una vera e propria crisi di governance con forti riflessi negli equilibri geopolitici regionali alla luce dei quali bisogna leggere ed inquadrare le tensioni di queste ultime settimane;
allo scenario di natura geopolitica vanno ad aggiungersi anche considerazioni di natura macroeconomica: secondo i dati economici disponibili l’inflazione in Venezuela è al 56,2 per cento, dunque un incremento significato proprio concomitante all’avvicendamento del Presidente Maduro, dopo la morte di Chavez. A tali complessi aspetti va ad aggiungersi anche un incremento del senso di insicurezza tra i cittadini venezuelani in ragione dell’impennata di omicidi e di violenze che sta caratterizzando il paese: nel 2013 gli omicidi sono stati 23.763, uno ogni 20 minuti;
Il presidente Nicolás Maduro in riferimento alle due settimane di guerriglia urbana ha parlato di “colpo di Stato di natura fascista”, asserendo che gli Stati Uniti d’America stiano finanziando e sostenendo il gruppo di manifestanti legati all’opposizione;
Il Governo venezuelano oltre ad aver esplicitamente incolpato gli Usa di sostenere un golpe, nei giorni scorsi ha espulso i diplomatici statunitensi accusati di aver incontrato la frangia più violenta degli oppositori. Conseguentemente a ciò, in questi giorni dal dipartimento di Stato di Washington i diplomatici di Caracas sono stati dichiarati persone “non grate” e ne è stata disposta l’espulsione;
Il Paese è letteralmente diviso in fazioni contrapposte e per le strade, stando a quanto si apprende dalla stampa, circolano cortei di chavisti che chiedono al Presidente Maduro di risolvere pacificamente gli scontri e di manifestazioni di oppositori che proseguono con le proteste;
il governo di Caracas avrebbe riferito che il bilancio degli scontri è di almeno 15 morti, 150 feriti e 579 arrestati, raggiungendo livelli di particolare violenza e degenerazione negli ultimi giorni;
in questo scenario rischia di essere compromessa anche la libertà di stampa: infatti il Presidente Maduro ha ritirato le credenziali a quattro giornalisti della Cnn, perché accusati di trasmettere informazioni mistificate circa i reali accadimenti sul territorio;
Appare opportuno evidenziare che il governo venezuelano controlla quasi completamente le emittenti locali, nelle quali non vengono correttamente trasmesse informazioni ed aggiornamenti in merito alle rivolte e alle conseguenze di queste, e di conseguenza Cnn en Espanol è diventata un riferimento informativo significativo per molti venezuelani che cercano di seguire le tensioni politiche nel Paese;
le suddette tensioni stanno coinvolgendo anche la comunità italiana in Venezuela che è molto numerosa e storicamente radicata, costituita da circa 130 mila individui, con una concentrazione di oltre 13 mila connazionali solo nello Stato del Miranda: il senso di insicurezza tra i nostri connazionali è particolarmente elevato in questi giorni;
nello specifico appare opportuno evidenziare che in data 3 febbraio è stato arrestato un cittadino italo-venezuelano Giuseppe Di Fabio, consigliere di “Voluntad Popular”, una formazione di opposizione, reo di avere partecipato alle manifestazioni di protesta e accusato di associazione a delinquere, istigazione alla violenza e resistenza a pubblico ufficiale, la sua liberazione, sebbene Di Fabio mantenga la libertà condizionata, è avvenuta nelle ultime ore grazie alla lodevole attività di mediazione della rappresentanza diplomatica sul territorio;
oltre al caso di Di Fabio, esistono diversi altri casi di connazionali arrestati o accusati di supportare e partecipare alle manifestazioni di protesta: si apprende da notizie di stampa di queste ore che il numero di connazionali arrestati ammonta a 5 per i quali risultano essersi già attivati gli opportuni canali diplomatici;
appare evidente che il livello di attenzione mediatico in Italia così come nel resto dello scenario internazionale in merito alle suddette preoccupanti tensioni sociali e politiche che stanno condizionando il Venezuela appare notevolmente basso, quasi a voler inquadrare gli accadimenti venezuelani come “marginali” e limitati sotto il profilo delle potenziali influenze geopolitiche;
in questa prospettiva di “ridimensionamento mediatico” della vicenda venezuelana è possibile leggere anche la mancata attenzione della comunità internazionale che sembra voler categorizzare la contrapposizione tra “rivoltosi” e forze governative come espressione di un fermento sociale orientato a contrapporte da un lato le nuove forze della “middle class”, tendenzialmente filoamericane ad un governo che mantiene l’essenza chavista: siffatto scenario oltre a non essere rispondente alla realtà dei fatti rischia anche di legittimare una pesante disattenzione internazionale con il rischio di consentire un inasprimento dei livelli di violenza e repressione sul territorio, in assenza di osservatori internazionali;
sarebbe indispensabile che venisse delineata una strategia internazionale di intervento e di mediazione che coinvolga il governo di Caracas e i leader delle forze di opposizione, finalizzata a riportare la situazione sul territorio entro i parametri del confronto politico;
Impegna il Governo:
a farsi portavoce, nell’ambito di tutti i consessi internazionali, di iniziative urgenti volte a determinare la cessazione degli scontri, delle violenze e delle attività di repressione da parte del Governo di Caracas;
a coinvolgere tutte le Istituzioni internazionali, al fine di avviare un costruttivo dialogo con le autorità venezuelane finalizzato a determinare le condizioni per una celere risoluzione dello scontro;
a massimizzare l’impegno delle autorità diplomatiche italiane sul territorio al fine di garantire la massima sicurezza, oltre che aggiornata informazione, ai connazionali residenti in Venezuela, intensificando gli strumenti di intervento e di mediazione a tutela di quei cittadini italo-venezuelani ancora in carcere per accuse connesse alle rivolte di cui in premessa;
Ad avviare ogni possibile iniziativa, per quanto di propria competenza, al fine di ripristinare la libertà di espressione e di manifestazione dei cittadini.































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