“Nel suo 250 anno, l’America, terra di immigrazione, sta diventando un paese di emigrazione?”. È la domanda che si pone il The Wall Street Journal in un ampio reportage che fotografa un cambiamento storico nei flussi migratori degli Stati Uniti.
Dal servizio emerge che, nel 2025, gli Usa hanno vissuto qualcosa “che non si verificava in modo definitivo dai tempi della Grande Depressione: piu’ persone se ne sono andate di quante ne siano entrate”. Un dato che segna una svolta per un Paese tradizionalmente considerato meta privilegiata dell’immigrazione globale.
“L’amministrazione Trump ha salutato l’esodo – migrazione netta negativa – come il raggiungimento della promessa di aumentare le deportazioni e limitare i nuovi visti – scrive il WSJ – ma dietro l’immagine tempestosa di quella repressione dell’immigrazione si nasconde un’inversione di tendenza meno notata: i cittadini americani se ne stanno andando in numeri record, ricollocandosi con le loro famiglie in terre che ritengono piu’ accessibili e sicure”.
Secondo le stime della Brookings Institution, think tank di politica pubblica, gli Stati Uniti hanno registrato nel 2025 un flusso migratorio netto negativo, con una perdita stimata di circa 150.000 persone. Un deflusso che, secondo le proiezioni, è destinato ad aumentare ulteriormente nel 2026.
Il quotidiano ricorda inoltre che dai tempi dell’amministrazione Eisenhower gli Stati Uniti non raccolgono statistiche complete sul numero di cittadini che lasciano il Paese. Tuttavia, i dati relativi ai permessi di soggiorno, agli acquisti immobiliari all’estero, alle iscrizioni universitarie e ad altri indicatori provenienti da oltre 50 Paesi “mostrano che gli americani stanno votando con i piedi a un livello senza precedenti. Una diaspora di milioni di persone studia, lavora da remoto e va in pensione all’estero. Per alcuni cittadini americani, il nuovo sogno e’ non vivere piu’ negli Usa”.
Alcuni commentatori hanno ribattezzato questa nuova ondata migratoria “Donald Dash”, osservando come i numeri siano aumentati sensibilmente durante il secondo mandato del presidente Trump, sottolinea ancora il quotidiano. “Ma il fenomeno e’ in crescita da anni, alimentato dall’aumento del lavoro da remoto, dall’aumento del costo della vita e dalla voglia di stili di vita stranieri che sembrano a portata di mano, soprattutto in Europa”.































