TURISMO IN GINOCCHIO | L’imprenditore alberghiero: “Da marzo stiamo sanguinando”

“Siamo andati dalle banche a chiedere il prestito con garanzia dello Stato e ci hanno detto: voi credete ancora a Babbo Natale. Bonus vacanze? Non ha funzionato, è stato solo uno spreco di denaro”

La Fontana di Trevi senza la consueta ressa di turisti

Arturo Di Mascio, imprenditore alberghiero, è intervenuto su Radio Cusano Campus e sulla situazione del settore alberghiero ha detto: “Noi abbiamo tre alberghi tra Roma e Bologna. L’impatto del Covid sull’attività è stato formidabile, un perpetuo sanguinamento. Noi siamo chiusi da marzo, abbiamo riaperto a settembre ma è come stare chiusi perché non ci sono turisti. Abbiamo fatto questo tentativo di riaprire, ma purtroppo è tutto fermo e nessuno usufruisce delle nostre strutture. Io non è che voglio l’assistenza del governo, ma il governo non può decidere di farci chiudere e poi dimenticarci. Al momento non ci è arrivato neanche un aiuto”.

“Da marzo ho messo in cassa integrazione 50 persone, ho chiuso l’attività per 6 mesi e non si parla di nulla. Siamo andati dalle banche a chiedere il prestito con garanzia dello Stato e ci hanno detto: voi credete ancora a Babbo Natale”.

“Bonus vacanze? Secondo me non ha funzionato, è stato solo uno spreco di denaro. Siamo ancora in lockdown, il Paese non è ripartito, i dipendenti statali sono tutti a casa in smart working, se lavorassero in sede, almeno per una pausa caffè o un tramezzino, farebbero quantomeno lavorare il bar o il ristorante. Io riaprirei tutto, se facciamo sbarcare i migranti con tutti i controlli del caso, perché non riapriamo anche ai turisti con le stesse modalità? Facciamo i tamponi a chi arriva e chi sta bene facciamolo entrare”.

“Allo Stato dico: fatemi ospitare anche i migranti, altrimenti qui saremo costretti a chiudere, noi oggi siamo nella merda. Noi viviamo solo col turismo, soprattutto a Roma. Io sto vicino all’aeroporto di Ciampino e non lavoro, su 90 camere ne ho 3-4 occupate dalle hostess di volo. Purtroppo i turisti non vengono più. Noi stiamo morendo. Al premier Conte dico: troviamo un sistema per risolvere questo problema, non è che vogliamo i soldi dallo Stato, vogliamo un progetto per andare avanti altrimenti sarà un fallimento totale. Dipendenti? Dei 50 in cassa integrazione la metà hanno preso i soldi, l’altra metà sta ancora aspettando”.