Svizzera, il populismo ticinese vince ancora

Questo ulteriore voto antistranieri non solo penalizzerà l'economia ticinese in cui lavorano 62.000 frontalieri, ma metterà ulteriormente in difficoltà la Confederazione nei confronti dell'Unione Europea

Ancora una volta i ticinesi, chiamati alle urne su un tema “antistranieri”, che poi a queste latitudini significa essenzialmente anti italiani, hanno votato con la pancia invece che con la testa. Lo fecero nel febbraio 2014 quando il 68,2% degli elettori ticinesi (il 50,3% a livello nazionale) votarono SI all’iniziativa popolare svizzera “Contro l’immigrazione di massa” dell’Udc e lo hanno fatto ancora oggi – 25 settembre 2015 – approvando con il 58% l’iniziativa popolare sempre dell’UDC  “Prima i nostri”, ovvero privilegiare l’assunzione di lavoratori residenti in Ticino rispetto ai lavoratori frontalieri.

Si, ancora una volta, l’elettorato ticinese ha votato con la pancia e non con la testa poichè questo ulteriore voto antistranieri – se applicato – non solo penalizzerà l’economia ticinese in cui lavorano 62.000 frontalieri, ma metterà ulteriormente in difficoltà la Confederazione nei confronti dell’Unione Europea. Infatti anche questo voto va contro l’Accordo bilaterale della libera circolazione delle persone come lo è stato quello del febbraio 2014, per il quale a tutt’oggi non è stata ancora trovata una soluzione con Bruxelles.

Un ulteriore grattacapo per il Consiglio Federale ed il parlamento elvetici nella loro difficile ricerca di evitare una rottura definitiva con l’Unione Europea con la conseguente denuncia degli attuali sette accordi bilaterali e non solo di quello sulla libera circolazione delle persone. Se ció accadesse sarebbe un bel problema per tutti: non solo per gli svizzeri, non solo per i lavoratori frontalieri dell’UE, non solo per quanti intendono ancora venire a lavorare in Svizzera ma anche per la stessa comunitá italiana che vive e lavora nella Confederazione.

Incrociamo, pertanto, le dita confidando nella capacità del governo elvetico di riuscire a trovare una soluzione indolore con l’Unione Europea. In caso contrario – prima di rompere definitivamente con Bruxelles – si abbia il coraggio di chiamare alle urne il popolo svizzero ponendo all’elettorato un semplice ed ultimativo quesito: si vuole o no mantenere gli attuali accordi bilaterali con l’UE? Dopo di che chi vivrà vedrà!