Quando quest’orrenda storia arriva a quella che la gente chiama ‘l’ultima puntata’, l’aula della Corte d’Assise di Taranto ribolle di quella rabbia popolare e popolana a meta’ tra il mercato rionale e i processi televisivi del Forum di Sante Licheri: dove la parola ‘ergastolo’ non e’ un monito ma un qualcosa che il pubblico non pagante saluta con un applauso, manco fosse un gol della Nazionale. Dove un cittadino che dice di chiamarsi Franco Nobile, in prima fila alla lettura del verdetto, con voce pacata pronuncia parole terribili: ‘dovrebbero metterli tutti e tre in quel pozzo, Michele, Cosima e Sabrina. Ma dovrebbero metterceli vivi. Devono morire lentamente, devono morire male’.
Vale tutto e tutto e’ lecito, in questo pomeriggio di Taranto, fuorche’ l’unica cosa giusta: un’umana pieta’ per una ragazzina di 15 anni uccisa dalla zia e dalla cugina. E’ esemplare questa storia di donne e di paese. E’ esemplare perche’ il delitto di Avetrana racconta il peggio dell’Italia, quel marcio nascosto sotto il tappeto che prima o poi vien fuori nel peggiore dei modi possibili; quel chiacchiericcio pruriginoso alle spalle, che tutti fanno ma nessuno ammette mai.
Cosi’ la sentenza che condanna Cosima e Sabrina al fine pena mai e’ molto di piu’: e’ un processo all’omerta’ tenuta in questi due anni e mezzo da amici e familiari (in 7 dovranno risponderne alla giustizia) che sapevano e non hanno detto. Alla fine lo ammette pure Concetta, la mamma di Sarah, un volto che e’ una maschera impenetrabile. ‘Chi uccide merita questo, ma e’ una sentenza amara per tutti. Ho perso una figlia che nessuno mi ridara’, ma ho perso anche una sorella e una nipote’.
Perde Michele Misseri, che in attesa dei giudici si tormenta le mani da contadino, ricorda la vita d’emigrante in Germania e sentenzia: ‘il tedesco piu’ puro e’ quello che si parla ad Hannover’. Si’ ma come va Michele, ci pensi a Sarah? Lui sorride e fa segno con la mano: ‘cosi’ cosi”. Prima di entrare in aula un uomo tenta di aggredirlo: e’ un imprenditore di Sava, un paesino vicino ad Avetrana, che mesi fa aveva tentato di suicidarsi dal primo piano del tribunale. Non ce l’ha con zio Miche’, lui e’ solo un pretesto: e’ il momento buono per finire in tv. Quando i giudici leggono la sentenza lui scuote la testa. ‘Ho ucciso mia nipote. Ora ho ucciso anche mia moglie e mia figlia’.
Perdono, soprattutto, le donne. Cosima e’ una sfinge vestita di bianco: dalla sua bocca non esce una suono, un sospiro, quando il presidente della Corte, un’altra donna, pronuncia quella parola maledetta; i suoi occhi fissano un punto nel vuoto e la’ rimangono. Sabrina, invece, si presenta davanti ai giudici vestita di viola: i capelli sono raccolti in una coda di cavallo e le lacrime le rigano il viso quanto capisce che per lei non c’e’ futuro. La cugina di Sarah piange anche sul cellulare che la riporta in carcere: ed e’ allora che Cosima rompe il silenzio. Con parole di ghiaccio; sprezzanti: ‘che piangi a fare. Lo sapevamo che andava cosi”. ‘Con questa condanna – diranno i legali – hanno accontentato l’opinione pubblica’. E in effetti la gente, almeno quella che tre ore prima della sentenza e’ gia’ in fila per non perdersi il posto in aula, e’ tutta contro di loro: ‘sono due merde’; ‘sono loro, sono colpevoli’; ‘non si meritano nessuna compassione, devono pagare’. C’e’ chi si e’ messo il vestito buono e chi ha preso l’autobus dal paese per arrivare fino a Taranto; chi appena le vede entrare in aula sibila ‘eccole la’, le due bastarde’ e chi si limita a godersi lo spettacolo: ‘che fortuna, siamo in prima fila, questa e’ una giornata importante’. C’e’ anche Anna Pisano’, vicina di casa dei Misseri e grande accusatrice di Sabrina al processo. Il circo mediatico riprende tutto, un reality dell’orrore iniziato quel 26 agosto del 2010 e, purtroppo, ancora in onda: l’aula e’ un set televisivo con tre telecamere fisse all’interno e sei grossi fari che un quarto d’ora prima della lettura della sentenza la illuminano a giorno.
Fuori ci sono una cinquantina di troupe che si calpestano in attesa dell’uscita dei protagonisti. Come Claudio Scazzi, un altro che in questa storia lascia perplessi: il fratello di Sarah, il giorno in cui fu scoperto il cadavere, trovo’ il tempo di fermarsi a Roma per partecipare ad una trasmissione televisiva prima di rientrare ad Avetrana. Alle 16 e’ tutto finito: la gente che ha assistito alla lettura della sentenza se ne torna a casa contenta dello spettacolo, dopo una bella stretta di mano con il vicino conosciuto in aula; Cosima e Sabrina sono gia’ in carcere e Michele e’ tornato nella sua casa d’Avetrana, la’ dove tutta quest’orrenda storia e’ iniziata.
































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