ROMANZO QUIRINALE | Alla ricerca del prossimo presidente della Repubblica

Il centrodestra non ha i numeri per potere eleggere un nome ad esso gradito. Lo stesso dicasi per il centrosinistra. Oltretutto, gli stessi schieramenti non sembrano neppure compatti. Serve un nome che unisce

L’elezione del presidente della Repubblica si avvicina e si cerca di trovare un degno successore del presidente in carica Sergio Mattarella. Ora, il centrodestra non ha i numeri per potere eleggere un nome ad esso gradito. Lo stesso dicasi per il centrosinistra. Oltretutto, gli stessi schieramenti non sembrano neppure compatti. Per esempio, l’ex-premier Silvio Berlusconi si è detto contrario ad un’elezione dell’attuale premier Mario Draghi al Quirinale, cosa che vorrebbero Lega e Fratelli d’Italia. La posizione della Lega e di Fratelli d’Italia è per le elezioni anticipate. Se Draghi andasse al Quirinale, non ci sarebbe più il collante politico che tiene insieme l’attuale maggioranza.

Nel centrosinistra vi è la “mina vagante” Matteo Renzi. Lo stesso segretario del Partito Democratico Enrico Letta lo sa. Nel 2014, quando era premier, Letta ebbe occasione di sperimentare l'”arte” di Renzi, quando questi era segretario del Partito Democratico. Renzi gli disse: “Enrico, stai sereno”. Poi, lo sfiduciò nella Direzione nazionale del Partito Democratico. In più, vi è anche l’incognita rappresentata dal Movimento 5 Stelle, il quale oggi è parte del centrosinistra, ma non ha una posizione univoca al suo interno.

Anche nella Lega vi sono degli scricchiolii tra i sostenitori di Draghi a Palazzo Chigi, come il ministro Giancarlo Giorgetti ed il presidente del Veneto Luca Zaia, e coloro che vorrebbero andare al voto subito, come l’onorevole Claudio Borghi.

Appare chiaro che serva un nome che possa unire o che, quantomeno, possa avere il più largo consenso possibile. Secondo il nostro ordinamento, il presidente della Repubblica deve rappresentare l’unità del Paese. Quindi, non può essere una figura divisiva. Dunque, potrebbe accadere di tutto. Potrebbe accadere, per esempio, che Forza Italia voti con il centrosinistra un candidato “moderato” scelto da quest’ultimo. O anche che Forza Italia voti con gli altri partiti del centrodestra per mandare Draghi al Quirinale e che Italia Viva, il partito di Renzi, vada in questa direzione per fare uno sgambetto al Partito Democratico. In politica si dice una cosa, ma non è detto che la si faccia.