Referendum, un appello da controbattere

Gli appelli allarmistici sarebbero da evitare. E la Costituzione, essendo la legge fondamentale dello Stato, non dovrebbe essere approvata contro il parere di una metà dei cittadini

E’ stato pubblicato un appello per votare sì al referendum, firmato da attori, artisti e intellettuali. Gli appelli di questo tipo noi li guardiamo con molto sospetto, perchè l’appartenere a tali categorie non significa essere per definizione dalla parte giusta. Basti ricordare che un tempo erano quasi tutti comunisti, quando il comunismo era quello oppressore di Breznev e dell’URSS. Sarebbe preferibile che quei firmatari si dedicassero a recitare o a produrre (chi ne è veramente capace) opere d’arte e che, chi firma comunicati, lo facesse senza ammantarsi della qualifica di artista o di intellettuale, perchè nessuno è esclusivo portavoce della categoria. E infatti ci sono molti altri di loro che, a titolo personale e senza lanciare appelli allarmistici, si sono dichiarati per il no.

Non possiamo evitare che ci venga alla mente lo sciagurato e vergognoso comunicato che centinaia di artisti e scrittori firmarono contro il povero commissario Calabresi, che fu un vero linciaggio pubblico e la premessa del suo assassinio.

Quanto alle motivazioni dell’appello odierno, i firmatari vorrebbero giustificare il sì, asserendo che votando no si metterebbe “una pietra tombale” sulla possibilitá di riformare la Costituzione. A ben riflettere, questa argomentazione è palesemente falsa, perchè è vero proprio il contrario. Se vince il no, la questione rimane aperta, altro che pietra tombale. E quindi, già dal giorno dopo, sarà possibile ridiscuterne, per trovare un accordo che, se tutti avranno imparato la lezione, dovrà essere finalmente condiviso.

Approvando invece la riforma, di modificarla nuovamente non se ne potrà parlare per molto tempo. E men che meno riuscire a emendarla dei suoi difetti. Quindi la pietra tombale, per almeno due legislature, la metterebbe proprio la vittoria del sì. In ogni caso, se il referendum verrà approvato, lo sarà sul filo del cinquanta percento. Questo dimostra già l’inadeguatezza della riforma, prescindendo dai suoi contenuti, perchè la legge fondamentale dello Stato deve poter riscuotere un ampio consenso. L’approvazione della riforma contro una metà dei cittadini, radicalizzerebbe inevitabilmente la lotta politica, il che è l’opposto di ciò di cui il nostro Paese in questo momento ha bisogno.