Il referendum spacca il Pd, “ma una scissione sarebbe follia politica”

Bersani, “Renzi può tirare dritto ma lo farà con il mio No”. E ancora: “Per buttarmi fuori dal partito ci vuole l’esercito”

Tempi duri per il Partito Democratico, spaccato a causa del referendum costituzionale. Matteo Renzi alla direzione Pd ha aperto sull’Italicum e sull’elezione dei senatori, “ma dopo il referendum”, ha sottolineato il premier; tuttavia, a quanto pare non basta questo alla minoranza dem per ritenersi soddisfatta. Una minoranza che però quando sente parlare di scissione assicura: il Pd non si dividerà. “Invito tutti i commentatori a levarsi dalla testa il tema della scissione – dice Bersani -, nessuno mi buttera’ fuori dal mio partito, cioe’ da casa mia, ci puo’ riuscire solo la Pinotti schierando l’esercito”. E ancora: “Se si tira diritto, non si puo’ tirar diritto col mio Si’. Si tirera’ diritto con il mio No”.

Pierluigi Bersani dunque voterà no se non cambieranno le cose rispetto alla legge elettorale. Eppure Bersani ha votato le riforme in Parlamento, come del resto han fatto gli altri membri della minoranza dem. Comunque anche Roberto Speranza è d’accordo con Bersani: “La si può pensare diversamente sul referendum, ma per me la scissione non esiste”.

Il presidente dei senatori del Pd Luigi Zanda considera l’eventualità di una scissione nel Pd “una follia politica assoluta, sarebbe un danno per l’Italia e per l’Europa”. Per le questioni epocali che il mondo attraversa “come la grave crisi economica o i flussi migratori” e per “il peso che l’Italia ha in Europa e nel mondo, abbiamo assoluta necessità di stabilità. E la stabilità del Paese, in questo momento, la garantisce solo il Pd”.

Dall’altra parte ci sono i renziani doc. Il vice-segretario Pd Lorenzo Guerini, conversando con i giornalisti alla Camera, commenta: “Dopo l’apertura del segretario che ha indicato un percorso per modificare la legge elettorale, leggere di ipotetiche scissioni non è una risposta particolarmente positiva”. “Mi auguro – aggiunge Guerini – che siano solo interpretazioni sbagliate. Noi lavoriamo per l’unità del Pd e mi auguro che siano tutti leali. Adesso c’è un’iniziativa popolare annunciata dal segretario (la manifestazione del 29 ottobre, ndr). Mi auguro che siano tutti leali per il raggiungimento di risultati che siano utili al paese. Se si vuole stare lealmente nel percorso della commissione ci sono le condizioni per andare avanti nell’unità del Pd”.

“Da ieri l’alibi della legge elettorale non e’ piu’ sul tavolo, il segretario Renzi l’ha levato di mezzo. Andiamo a vedere fino in fondo se siamo in grado di trovare un accordo”. Lo sottolinea il sindaco di Firenze Dario Nardella, all’indomani della direzione del Pd, che precisa: “Il referendum riguarda la riforma costituzionale, non la legge elettorale. Detto questo vediamo che succede nei prossimi giorni. Tuttavia il segretario Renzi ha fatto un’apertura significativa: ha detto, prendiamo per l’elezione dei senatori il modello della minoranza, il progetto di legge Chiti. Ha poi aperto sul ballottaggio, sulle preferenze. Ha aperto su tutto”. Dire “ora che comunque non va bene, sarebbe un modo per sostenere che in realta’ non si vuole arrivare ad una unione vera di intenti”. Per questo, prosegue, “confido nella ragionevolezza di molti esponenti della minoranza”, anche perche’ “ho visto anche nelle parole di Cuperlo una disponibilita’ sincera”.