REFERENDUM | Nel M5S Elisa Siragusa non è l’unica per il No: “Spero altri colleghi trovino il coraggio di esporsi”

“Ho fatto più fatica a trovare persone favorevoli che contrarie quando mi sono confrontata con molti colleghi. Io sono contenta di essermi esposta”

Palazzo Montecitorio, sede del Parlamento italiano

La battaglia anti-casta del M5S è tutta racchiusa nel referendum di settembre. Eppure non tutti i pentastellati sono a favore della riforma, pur avendola votata in Parlamento. Tra questi c’è Elisa Siragusa, eletta nella ripartizione estera Europa, che contattata dall’Adnkronos assicura: “Le motivazioni principali del Sì si basano su: riduzione costi e maggiore efficienza del Parlamento” ma “ridurre la rappresentanza parlamentare per risparmiare un caffè all’anno non ha senso, come ben spiegato proprio da Toninelli in occasione del passato referendum. Sull’efficienza… non si capisce la ratio. Per migliorare l’efficienza bisognerebbe rivedere per prima cosa i regolamenti di funzionamento delle Camere”.

Secondo Siragusa il fronte del No interno al M5S è molto più ampio di quanto appaia pubblicamente. “Non ho problemi a dichiarare che molti sono per il No anche dentro il Movimento. E’ vero. Ho fatto più fatica a trovare persone favorevoli che contrarie quando mi sono confrontata con molti colleghi. Io sono contenta di essermi esposta. Il mio augurio è che i tanti parlamentari 5 Stelle che sono contro questa riforma trovino il coraggio di esporsi come me e di fare campagna per il No”, rimarca la deputata.

Favorevole alle ragioni del No anche la collega sarda Mara Lapia: “Da giurista dico che è un taglio alla rappresentanza, con Regioni che saranno fortemente penalizzate. Una riforma realizzata senza motivazioni strutturate. Si è operato come con la prescrizione: avevano promesso la riforma del processo penale e invece la stiamo ancora aspettando”. “Non sono la sola a pensarla così. Mesi fa Emilio Carelli (responsabile comunicazione del Team del Futuro, ndr) fu contestato da molti parlamentari per il logo scelto per la campagna referendaria, ovvero la famosa forbice che ‘taglia’ la poltrona. Gli dissero di cambiare immagine, perché quel logo avrebbe dato un messaggio sbagliato ai cittadini. E io la penso così, perché non siamo dei poltronari, non siamo seduti su un trono”, racconta Lapia, finita nel mirino degli haters dopo essersi schierata per il No: “Io ci ho messo la faccia e per questo ho subito insulti irripetibili sui social, da parte di alcuni membri del gruppo Facebook ‘Amici di Beppe Grillo in Sardegna’”.

Andrea Vallascas e Andrea Colletti sono altri due ‘grillini per il No’. “Il vero problema è che la riforma è stata pensata e strutturata male. Il taglio dei parlamentari si doveva fare in altro modo, ovvero senza andare a ledere la rappresentatività del Parlamento”, ha spiegato nei giorni scorsi Colletti. Più ‘sfumata’ la posizione del senatore Gianni Marilotti (sardo anche lui), che alle urne barrerà la casella del Sì nonostante nutra perplessità sugli effetti della riforma: “Non farò una battaglia per il No – dice all’Adnkronos – però dialogo con chi non voterà per il taglio, non li ritengo degli avversari a prescindere: sono aperto a una discussione critica. Ridurre i parlamentari è anche giusto, il problema è come lo si fa”.