In ogni famiglia c’è il nipote che corre a tirare la sottana alla nonna. Vedendo che il cuginetto è più bravo, cerca visibilità nell’unico modo che conosce: la delazione tecnica.
“Nonna, guarda! Ha messo la croce nel disegno d’esempio!”, grida, sperando che un rimprovero della nonna compensi la sua mancanza di argomenti. È esattamente questo il “berrinche” messo in atto dall’On. Fabio Porta – Pd – contro il Comites di Rosario.
Denunciando un’infografica puramente didattica all’interno di una spiegazione tecnica impeccabile, Porta tradisce un profondo disprezzo per l’intelligenza degli italo-argentini.
L’Onorevole sembra convinto che i cittadini di Rosario siano così sprovveduti da farsi condizionare da un semplice esempio grafico appena visibile nel mare di una lunga spiegazione (come lui stesso ha detto).
È un approccio paternalista: Porta sottovaluta chi vive il territorio, forse perché è lui a non avere più argomenti validi per convincerli. Non a caso è stato sì presente la settimana scorsa a Rosario, ha fatto un paio di fotografie, ma nemmeno si è degnato di organizzare un incontro con la comunità, nonostante la prossimità del Referendum.
Di cosa si è occupato Porta in oltre 15 anni di Parlamento? Il suo unico “successo” è l’odiosa tassa di 300 euro sulla cittadinanza. Quando si è trattato di abolirla, almeno per i minorenni, il suo partito ha votato contro e lui è scappato dall’aula.
Stesso comportamento quando settima scorsa si è trattato di votare la proroga per l’iscrizione dei figli minorenni, “un emendamento del PD” secondo lui: solo che il PD non ha votato in aula.
Forse, consapevole che la sua campagna per il “NO” è priva di radici territoriali e destinata alla sconfitta, preferisce oggi giocare a fare il poliziotto dell’informazione per avere qualcuno a cui dare la colpa domani.
Dichiarando di aver “denunciato situazioni simili”, ma non identificandole, Porta sembrerebbe confermare involontariamente i malumori che filtrerebbero dai suoi stessi ambienti. Secondo queste versioni, agli operatori di patronati sarebbero state impartite istruzioni rigorose affinché votassero “NO” e si assicurassero che i loro assistiti votassero allo stesso modo. Per evitare le critiche agli enti di servizio, l’indicazione sarebbe di fare campagna come “Associazione”, anche se il nome e le sedi sono le stesse…
Se Porta ha davvero riscontrato “situazioni simili” perché non le nomina, o è solo un flop come la sua personale campagna nella quale pretende convincere agli elettori che questo è un referendum confermativo della legge Tajani usando la paura di perdere diritti di cittadinanza come arma di propaganda?
Mentre c’è chi sta tra la gente per informare e costruire, Porta si afferra ad un disegnino sperando che gli consenta di giustificare la sicura sconfitta a questo Referendum, cercando così di salvare una carriera, che – dopo 15 anni di nulla – sembra sempre più vicina alla fine.































