Separazione delle carriere e separazione delle funzioni: cosa significa davvero? La separazione delle funzioni, in realtà, esiste già ed è stata ulteriormente rafforzata con la riforma Cartabia del 2022.
Oggi due studenti di giurisprudenza che decidono di diventare magistrati studiano sugli stessi libri e affrontano lo stesso concorso in magistratura.
Una volta entrati in magistratura scelgono quale funzione svolgere: pubblico ministero oppure giudice.
Secondo la riforma Cartabia, nei primi nove anni di carriera un magistrato può cambiare funzione una sola volta, passando da pubblico ministero a giudice o viceversa. Questa possibilità, però, riguarda una percentuale inferiore all’1% dei magistrati. Questo sistema rappresenta appunto la separazione delle funzioni.
Diverso è invece il concetto di separazione delle carriere.
Separare le carriere significa prevedere percorsi distinti fin dall’inizio:
due concorsi pubblici diversi,
due percorsi di formazione differenti,
esami specifici a seconda della funzione scelta.
Chi decide di diventare pubblico ministero seguirà quindi una formazione giuridica orientata al ruolo dell’accusa, mentre chi sceglie di diventare giudice seguirà un percorso formativo diverso, legato alla funzione di giudicare in modo imparziale.
Il punto centrale della riforma è proprio questo: la cultura giuridica con cui pubblico ministero e giudice svolgono il proprio ruolo.
Per questo motivo, votare SÌ significa introdurre due carriere e due culture giuridiche distinte, coerenti con le diverse funzioni della giustizia.
Fabio Fasoli, portavoce MAIE Brasile































