Ricardo Merlo, fondatore e presidente del Movimento Associativo Italiani all’Estero, nei giorni scorsi ha scelto Italiachiamaitalia.it per lanciare la proposta di un unico gruppo per gli italiani nel mondo che possa rappresentare in Parlamento una forza più incisiva e coesa. Ma gli eletti all’estero, fino adesso, hanno risposto picche. Evidentemente sono troppo legati alla casacca di partito per avere il coraggio di superare gli individualismi e gli interessi particolari in nome di un più alto concetto di politica di servizio e di bene comune.
Intervistati dal nostro quotidiano online, hanno risposto all’appello con tanti giri di parole poco chiare, senza nemmeno riuscire a esprimere un NO netto e definitivo. Certamente, se da quell’orecchio proprio non ci vogliono sentire, non possono mostrare ai loro elettori una totale chiusura dinanzi a cambiamenti intelligenti e per certi versi "rivoluzionari" che tanti connazionali mostrano di condividere. E prendono tempo, traccheggiano, si richiamano ad organismi burocratici dove si producono solo chiacchiere.
"Venga a parlarne al Comitato degli italiani nel mondo", hanno risposto quasi in coro alle domande che ItaliaChiamaItalia ha posto loro proprio riguardo la proposta di Merlo. E perchè mai il deputato del MAIE dovrebbe recarsi al Comitato per ottenere risposte chiare? La proposta è stata lanciata pubblicamente, gli eletti – che leggono e si informano – ne sono a conoscenza. Anche al nostro giornale si possono inviare opinioni, commenti, articolazioni su cui tutti possono dare il proprio giudizio. Altro che stanze chiuse, circoli e comitati.
Dopo una proposta di tale importanza e valore, nessuno di loro ha ritenuto opportuno nemmeno fare una telefonata al collega italo-argentino per dirgli almeno "bene, parliamone", o magari per comunicargli la propria impressione negativa. No, nemmeno questo. Assurdo.
Quella di Merlo è una proposta politica. A che servirebbe andare al Comitato? Non è abbastanza chiaro l’obiettivo, non è abbastanza chiaro lo strumento per raggiungerlo? Proviamo a spiegarli entrambi in parole semplici: l’obiettivo è di superare lo stallo ormai insopportabile sulle battaglie comuni; lo strumento è una rappresentanza parlamentare che parli con una sola voce e abbia nella forza dei numeri la sua capacità di intervento, di ascolto e di realizzazione. Riusciranno i nostri eroi a superare sigle e ideologie di facciata per arrivare a investire in un progetto di cambiamento tanto ardito quanto necessario?
I comitati per gli italiani nel mondo sia alla Camera che al Senato sono entrambi a guida Pd: sono queste le "larghe intese"? E’ questo il superamento della perenne conflittualità priva di sbocchi?
Ottimo l’intervento di Mariano Gazzola, Coordinatore MAIE in Argentina, che ha saputo ben descrivere il menefreghismo di eletti targati Pd, PdL, M5S e Scelta Civica: loro quel coraggio che serve per accogliere o anche solo discutere la proposta di un gruppo unico in Parlamento per gli italiani nel mondo non ce l’hanno davvero. Non possono averlo: sono schiavi delle segreterie dei partiti politici a cui appartengono. Evitano di dare risposte chiare all’appello di Merlo e si arrampicano sugli specchi per non dire NO in maniera chiara, perchè gli italiani nel mondo quel loro NO non lo capirebbero. "Ma perchè diavolo questi eletti all’estero non si uniscono fra loro, non fanno gruppo, e portano a casa risultati?": questa la domanda che hanno in testa tanti connazionali che dall’estero continuano a sperare che prima o poi qualcosa possa cambiare a Roma per ciò che riguarda i temi a loro più vicini. Invece no, con i partiti non si ragiona, con questi eletti all’estero non c’è spazio a quanto pare. "E allora a che serve avere dei propri rappresentanti in Parlamento?". Già.
Il rischio è che certi comportamenti ottusi da parte degli eletti all’estero incatenati ai partiti tradizionali possano diventare un boomerang per loro stessi: la politica, in Italia, è già contraria alla Circoscrizione estero. Un continuo e perenne nulla di fatto da parte di chi è stato eletto oltre confine rischia di confermare ciò che in molti già pensano: "sono inutili, non hanno alcuna forza, possiamo farne a meno come possono farne a meno gli italiani nel mondo".
Apprezziamo le dichiarazioni di Renata Bueno, eletta con l’USEI e membro della componente MAIE all’interno del Gruppo Misto alla Camera: entusiasta della proposta di Merlo, si è subito detta pronta a partecipare a un gruppo completamente dedicato ai connazionali. Come bene ha sottolineato Gazzola, Bueno è stata eletta in una lista indipendente. Lei e il presidente del suo movimento – Eugenio Sangregorio – non hanno altri obiettivi se non quello di ottenere risultati per le comunità italiane all’estero. Proprio come il MAIE. Questo dovrebbe essere l’obiettivo di tutti. Sarà anche per questo che Sangregorio, in un suo recente intervento, ha affermato: "Le comunità italiane stanno vivendo un periodo difficile. Ci sembra che il nostro mondo sia sotto attacco. Non solo la proposta di abolizione della Circoscrizione estero, ma anche la chiusura di Consolati e Ambasciate ci fanno pensare che senza un colpo di reni sarà assai difficile poter fare valere i diritti dei connazionali. Dunque, anche a proposito di alcune proposte sulla possibile formazione di un unico gruppo in Parlamento per gli italiani nel mondo, mi confronterò nella mia trasferta romana con alcuni dei rappresentanti parlamentari eletti all’estero".
Ricardo Merlo, ne siamo certi, non mollerà. Non deve farlo. Non smetta, il presidente del MAIE, di portare avanti l’idea di un gruppo unico in favore dei connazionali. E’ senza dubbio un’idea vincente. Per come lo conosco, pur di raggiungere l’obiettivo Merlo sarebbe disposto a usare un altro nome per il gruppo, non quello del MAIE, e persino a non proporsi come capogruppo. Questo proprio per dimostrare che qui nessuno vuole fare la primadonna, ma solo agire in modo tale da dare una scossa a tutto questo mondo politico che gira intorno all’emigrazione e che dopo anni non ha prodotto alcun risultato concreto. Se questo gruppo per i connazionali esistesse in Parlamento, a Roma gli italiani nel mondo avrebbero ben altro peso, potrebbero occupare posti chiave, potrebbero avere spazio nelle vere stanze dei bottoni. Non è così difficile da capire: da sempre, l’unione fa la forza.
































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