Le intenzioni di questo rivoluzionario Papa sono sempre eclatanti, ma al di sopra di ogni sospetto, avendo come finalità la manifestazione della “Carità cristiana” verso i più deboli, i più sfortunati, verso, insomma, la popolazione formata dai diseredati del globo. Quando il Pontefice si domanda chi sia il responsabile del sangue di questi fratelli e sorelle e tutti rispondono: “non sono io, io non c’entro, saranno altri”, se la prende con la cultura del benessere, che ci porta a pensare a noi stessi, rendendoci insensibili alle grida degli altri, facendoci vivere nella “globalizzazione dell’indifferenza”.
Quando Papa Francesco denuncia questa degenerazione sociale prendendosela genericamente con il progresso, il benessere, il liberismo, assume quella fisionomia di prete sudamericano, molto cattolico, molto ortodosso, molto implicato nell’attivismo sociale, rasentando la veemenza espressiva della famosa dottrina (già condannata da lui stesso) della “Teologia della Liberazione” di stampo catto-marxista di quel “mondo lontano”. Si tratta di una strategia d’ordine politico fuori contesto che cade nella retorica populista che, purtroppo qui in Europa, a Roma, Capitale della cattolicità, si manifesta affibbiando le colpe della miseria umana mondiale al genere umano indistintamente per poi, in realtà, non colpire nessuno e non cambiare alcunché (proprio, guarda caso, come citava Tomasi di Lampedusa). Questo viaggio nell’isola di Lampedusa dagli intenti caritatevoli si è trasformato, in effetti, nel più grosso spot mondiale per i clandestini!
Certo, il Papa ha detto che lui non fa politica, ma sbaglia obiettivo prendendosela con TUTTI indistintamente, in quanto dopo questa invettiva al mondo, gongolano proprio i trafficanti di uomini, gli schiavisti, i fondamentalisti del Centro Africa che fanno fuggire le popolazioni locali verso il Nord, vendendoli (nel vero senso della parola) ai barcaroli libici o algerini, che li traghetteranno proprio nell’isola di Lampedusa, ormai diventata un porto franco nella mentalità del migrante.
Il Papa doveva invece denunciare la gravissima forma di “nazismo” musulmano che sta prendendo piede in tutta l’Africa (e Medio Oriente), che brucia le scuole – come nei lager nazisti – con i bambini dentro o con le donne che vogliono imparare a leggere! Francesco doveva avere il coraggio di denunciare, proprio in quel contesto, quei gravi atti di anticristianesimo che si stanno attuando in quel mondo fondamentalista trasformato in un aberrante pre-medio-evo culturale. Francesco doveva gridare chiaramente (come fece Papa Wojtyla contro i mafiosi), magari in arabo: “Mafiosi assassini del Centro e Nord Africa, pentitevi!”. Se avesse voluto essere “controcorrente” come egli stesso auspica, avrebbe dovuto richiamare la Libia, l’Algeria, la Tunisia a bloccare la nuova vergognosa tratta degli schiavi! Bastava spingere quegli Stati a bloccare quei trafficanti per eliminare quell’afflusso via mare che uccide! Questo doveva gridare il Papa; non solo inneggiare all’accoglienza italica con il fine di creare aspettative dorate che si trasformeranno in nuove morti o in un degrado culturale ignominioso per quelle povere genti. Doveva pretendere che l’Africa chiedesse scusa a questi poveracci! Non solo a noi che – proviamo – ad accoglierli… (anche se guidiamo auto nuove)!. Intanto, mentre scrivo, apprendo dell’incremento di arrivi di profughi a Lampedusa…
































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