Pantani, tutte le difficoltà di indagine 10 anni dopo (VIDEO)

Saranno molteplici e di varia natura le difficolta’ che incontrera’ la nuova indagine sulla morte di Marco Pantani. Un’inchiesta, riaperta dal procuratore capo di Rimini, Paolo Giovagnoli, che ha suscitato clamore e attenzione e che dovra’ verificare, dieci anni dopo, se il ‘Pirata’ fu costretto a bere cocaina in una quantita’ tale da portarlo alla morte il 14 febbraio 2004 nella stanza del residence ‘Le Rose’ di Rimini. Fu omicidio volontario, come sostiene l’avvocato Antonio De Rensis nell’esposto presentato il 24 luglio alla Procura riminese, oppure morte conseguenza di altro reato, ossia lo spaccio, che causo’ l’overdose di Pantani come stabilirono i giudici che videro a processo i due spacciatori napoletani, Fabio Miradossa e Ciro Veneruso?

I due pusher di allora uscirono dal procedimento con un patteggiamento a condanne a 4 anni e 10 mesi e 3 anni e 10 mesi. Il nuovo fascicolo, iscritto a modello 44 ossia contro ignoti, avvia l’indagine con un’ipotesi di reato, provvisoria, di omicidio volontario. Un’ipotesi che potra’ anche essere modificata nel corso d’indagine. Allo stato bisogna provare o escludere l’omicidio volontario. Nella denuncia si parla di "costrizione a bere cocaina sciolta nell’acqua", un fatto difficile da dimostrare, ma anche da escludere visto che l’autopsia del 2004 parlo’ di cocaina nello stomaco.

Gli investigatori, quando verranno delegati dalla Procura a fine pausa estiva, si troveranno a dover rispondere ai dubbi sollevati da De Rensis; a dissipare o avvalorare i sospetti di complotto e alterazione dei luoghi, ascoltare nuovi testimoni: almeno 5 quelli che l’avvocato ha indicato nell’esposto querela. Bisognera’ partire, come hanno fatto le indagine difensive, da cio’ che c’e’ agli atti, compresi quei filmati girati dalla polizia scientifica che dieci anni fa arrivo’ al residence ‘Le Rose’ e che secondo la denuncia di De Rensis avrebbero un buco di 125 minuti. Il video di prova ne dura 51, ma il girato fu di tre ore, dalle 22.45 all’1 della stessa notte. Secondo Ercole Renzi, che offri’ supporto tecnico alla polizia, intervistato da Andrea Rossini del ‘Corriere Romagna’ e autore di ‘Ultimo chilometro, Marco Pantani, la fine dell’uomo, l’inizio del mito’: "non ci furono manipolazioni – dice – il nastro magnetico subi’ un taglio perche’ si era deteriorato".

Altra faccenda che l’indagine si trovera’ a dover risolvere e’ lo stabilire se vi fu alterazione dello stato dei luoghi: lo si potra’ fare solo su reperti fotografici e video perche’ il residence e’ stato ristrutturato. Resta da vedere come si potra’ rispondere quindi all’obiezione di "lacune" nelle indagini se, come denunciato da De Rensis nel fascicolo processuale non risulta la rilevazione di alcuna impronta digitale durante il lungo sopralluogo.

Sempre stando all’esposto denuncia con cui e’ stata depositata una nuova relazione medico-legale, curata dal professor Francesco Maria Avato, Pantani avrebbe assunto cocaina in quantita’ sei volte maggiore di quanto una persona possa sopportare e altra sarebbe rimasta inutilizzata. Il che fa nascere il sospetto che qualcuno abbia portato un’altra fornitura di cocaina al Pirata durante la giornata. Chi sono questi soggetti? Spacciatori rimasti fuori dalla prima inchiesta o gli stessi fornitori, quelli abituali, oppure soggetti che nella prima indagine sono entrati come fonti della polizia?

Intanto a quattro giorni dall’annuncio della nuova inchiesta Mamma Tonina, la madre del ciclista scomparso, si sfoga su Facebook per l’attenzione ‘morbosa’ suscitata dalla riapertura del caso. "Io capisco tutto – scrive – ma non toglietemi la mia liberta’ che divento cattiva. Giornalisti e tv non ti lasciano vivere, li vedi da tutte le parti: davanti a casa e al museo, ma non accetto che mi corrano dietro al cimitero".