"Stiamo attraversando un’epoca inquietante, dove l’odio e la foiba sembrano aver preso il sopravvento. Con tutta l’umiltà, vorrei riportare l’Amore al centro della mia vita artistica e condividerlo a livello collettivo. L’ispirazione è arrivata leggendo le lettere che i miei fan mi mandano: la parola Amore è la più ricorrente e significativa". Così Giovanni Allevi, in una intervista al Resto del Carlino, parla del suo nuovo album intitolato "Love".
Il pianista spiega che oggi l’amore più difficile è "quello per noi stessi. Soprattutto nella nostra società ipercompetitiva, siamo portati a rivolgere un giudizio severo contro di noi. E’ diventato impossibile accettare difetti e fragilità. Il mio più grande desiderio è che l’ascolto di Love produca uno stato di grazia, in cui ognuno possa riscoprirsi e riappacificarsi con se stesso".
E del suo album masterizzato nei mitici Abbey Road dice: "Vivo la mia esperienza artistica all’insegna dell’onestà nei confronti del mio pubblico, e ciò significa dare sempre il massimo possibile. Per questo ho registrato il disco con il miglior pianoforte al mondo, nello studio tecnologicamente più avanzato che ci sia, e ne ho fatto masterizzare il suono da Ian Jones, decano della musica classica. Non sembra quasi un ‘pianoforte’, ma il suono della mia anima. Il più bel riscontro è la commozione di cui mi raccontano i primi ascoltatori".
Sostiene che la sua musica è amata per "la disperazione che la anima, il buio da cui scaturisce e la continua ricerca di una luce" laddove la musica "è sicuramente l’unica forma di comunicazione che è rimasta incontaminata" e "non accompagna semplicemente la mia vita, ma si fonde con essa ogni secondo".
































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