Molinari (Lega): “Fdi vuole aumentare i suoi consensi, se ne frega dell’appello di Mattarella”

“E’ facile stare fuori e dire che fa tutto schifo, loro possono farlo perché hanno numeri parlamentari esigui, noi non possiamo chiamarci fuori”

Riccardo Molinari, capogruppo della Lega alla Camera, è intervenuto su Radio Cusano Campus e sul governo Draghi ha detto: “Sicuramente questo governo ha della sua straordinarietà nella sua stranezza, mettere tutti insieme è il segno dei tempi difficili che stiamo vivendo, ma era una scelta obbligata vista la situazione. Sul Recovery abbiamo il nostro piano che abbiamo presentato a Draghi nelle scorse settimane, ma sarà sicuramente un lavoro di mediazione. Nei colloqui privati Draghi ci ha convinto, ci ha parlato di sburocratizzazione degli appalti sul modello Genova per far partire investimenti pubblici e creare maggiore occupazione, ci ha parlato di un Recovery Fund speso guardando agli investimenti produttivi, ha detto che non toccherà il Titolo V della Costituzione, ha detto che non aumenterà le tasse e non ci sarà la patrimoniale. Ovviamente ha detto anche cose che non ci piacciono, ha detto che non sarà rinnovata Quota 100 e che non ci sarà la flat tax. Nei partiti sono state scelte figure di competenza, li ha scelti comunque Draghi anche i ministri politici. Noi abbiamo solo detto che avremmo gradito il ritorno dei ministeri di Turismo e Disabilità, ma è stato Draghi a decidere chi e dove”.

Su FDI. “La tattica di Fdi è chiarissima, è molto semplice, quando hai numeri parlamentari così esegui e non sei determinante è anche semplice stare all’opposizione. Con il ruolo di unica opposizione, vogliono cercare di lucrare politicamente sugli errori che inevitabilmente il governo farà, fregandosene dell’appello del Presidente della Repubblica. Essendo un partito grande nei sondaggi, ma piccolo nei numeri parlamentari, può permettersi di farlo. La Lega invece è il primo partito, ha ambizione di governare questo Paese, di fronte ad una chiamata di responsabilità non poteva chiamarsi fuori. Stare fuori e dire che fa tutto schifo è più facile, ma anche meno utile. E’ come se dopo la seconda Guerra mondiale i partiti non si fossero messi tutti insieme per ricostruire l’Italia, oggi non siamo alla fine della seconda Guerra mondiale, ma è comunque una situazione in cui è necessario dare delle risposte e l’unico modo per farlo era mettere da parte le polemiche e cercare di lavorare insieme”.

Sulla svolta europeista della Lega. “I nostri avversari politici hanno la facilità a giocare in uno schema in cui loro si presentano come gli europeisti contro la curva dei fanfaroni e antieuropeisti che saremmo noi. Ma non è che per essere europeisti bisogna far parte per forza della maggioranza Ursula o stare all’interno del Pse. Il fatto che noi siamo stati critici nei confronti dei governi europei non vuol dire che vogliamo sfasciare tutto, oggi tutti sono contro l’austerity e il patto di stabilità, ma dieci anni fa eravamo solo noi a dire certe cose. Noi pensiamo che quelle nostre idee alla fine abbiano rafforzato l’Europa. Non c’è nulla di nuovo nella nostra posizione”.