Matteo Renzi e il governo delle chiacchiere – di Leonardo Cecca

Non ho ancora capito se Matteo Renzi è il premier italiano oppure un commesso viaggiatore. Costui è sempre in viaggio dopo che ha lasciato la casa di Firenze messagli a disposizione gratuitamente dall’amico Carrai, della qual cosa non si è saputo più niente. Del suo corposo programma, sbandierato con disinvoltura ai quattro venti come fa un venditore ambulante, si sono concretizzate solo poche cose, come gli 80 euro dati solo ai dipendenti, come se i pensionati ed i possessori di partite IVA vivessero tutti nell’oro.

Spesa, questa, non compensata però, come promesso, da riduzione della spesa della Pubblica, che è aumentata, ma da aumenti di tasse sui quali ancora non si raccapezza più neanche lui, come ha ampiamente ammesso; figuriamoci cosa ci potranno capire i contribuenti.

Ha portato in parlamento il provvedimento sulle unioni civili dei gay, cosa importante, ma di certo trascurabile rispetto ai grossissimi problemi del Paese, ma, si sa, i voti son sempre dei voti; ha ripristinato la distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti con conseguenti riduzione di pene per gli spacciatori, ha presentato una bozza di D.L sulla riforma della pubblica amministrazione, bocciato in malo modo da Napolitano, che è tutto dire. Ora, dopo trattative sottobanco del “tu dai una cosa a me ed io do una cosa a te”, i 123 articoli che lo componevano sono stai ridotti a 71 ma spacchettati in due provvedimenti; è rimasto fuori qualche amico, ma sarà sicuramente accontentato appena possibile.

Altra decisione importante è che non ne vuol sapere di ripristinare la responsabilità civile dei magistrati, che lo faccia per accattivarsi la fiducia della magistratura? Lo ritengo improbabile ma, con i tempi che corrono, qualche pensieraccio mi scappa sempre.

Oltre a queste quattro cose da nulla non ha fatto niente, solo chiacchiere: infatti ha lasciato insoluti il problema dell’immigrazione nel canale di Sicilia, la questione dei due Marò, per i quali stiamo facendo figure sempre più meschine, solo chiacchiere come quelle sui migranti che arrivano a migliaia, problema del quale l’Ue si disinteressa beatamente.

Sconcertante e vergognoso è anche il tentennamento sull’introduzione del reato di omicidio stradale sul quale si spendono solo inutili bla bla.

Prima di insediarsi a Palazzo Ghigi Renzi aveva fatto della trasparenza la sua bandiera, il 24 febbraio in Senato disse: "dobbiamo avere il coraggio di fare emergere in modo netto, chiaro ed evidente ogni centesimo di spesa della P.A". Ebbene, da quando è arrivato lui a Palazzo Chigi è accaduto l’esatto contrario. Fino alla fine del mese di gennaio 2014 tutti gli appalti della presidenza del Consiglio dei ministri erano davvero trasparenti, uno per uno erano inseriti sul sito ufficiale del governo; tutte le gare e tutti i contratti. Prima il bando, poi la notizia delle imprese o dei candidati che avevano concorso, poi la scelta motivata del vincitore, l’importo dell’appalto o della gara e, in allegato pdf, il relativo contratto stipulato con l’amministrazione. I cittadini potevano leggere anche i dettagli contrattuali e giudicare. Chiunque poteva accedervi. Da quando c’è Renzi non è più così, le notizie relative ai contratti sono sparite.

Da un leader che si spacciava per rottamatore, per il nuovo che avanza, ci si aspettava un po’ di più, magari solo in serietà, ed invece solo chiacchiere, pur se raccontate con disinvoltura e con la piacevole cadenza fiorentina. Troppo poco per fare il capo di un governo. Inoltre da un capo di governo che abbandona una seduta al Senato per andare a vedere una partita, arroganza a parte, cosa ci si può aspettare? Nulla. Viene da dirgli come disse il Necchi nel film "Amici miei”: "Ma che bischerate tu dici".